Per contrastare l’antimicrobico-resistenza non basta più sviluppare nuovi antibiotici. Serve un cambio di paradigma, occorre investire nella prevenzione, nella diagnostica, nei vaccini, negli anticorpi monoclonali e, soprattutto, costruire reti scientifiche capaci di mettere insieme competenze diverse e accelerare il trasferimento delle scoperte ai pazienti. È questo il messaggio emerso dal seminario “Antimicrobicoresistenza: dalla ricerca al paziente. La sfida italiana per la sicurezza nazionale”, promosso dalla Fondazione Biotecnopolo di Siena, che ha riunito ricercatori, clinici, rappresentanti delle istituzioni ed esperti del settore per affrontare una delle emergenze sanitarie più complesse del nostro tempo.
Biotecnopolo di Siena (Biotecnopolo di Siena)
Per il Direttore Generale della Fondazione Biotecnopolo di Siena, Gianluca Polifrone, la capacità di fare sistema rappresenta uno degli obiettivi strategici della Fondazione. “Il Biotecnopolo nasce per mettere in connessione competenze, istituzioni e infrastrutture scientifiche. La preparedness non si costruisce durante le emergenze, ma attraverso investimenti continui nella ricerca, nella collaborazione e nella capacità di trasformare la conoscenza scientifica in strumenti concreti al servizio del Paese“.
L’antimicrobico-resistenza rappresenta una delle principali minacce per la salute pubblica
La progressiva perdita di efficacia degli antibiotici mette infatti a rischio la cura delle infezioni, aumenta la mortalità, prolunga le degenze ospedaliere e rende sempre più difficile proteggere i pazienti più fragili. Una sfida che non riguarda soltanto la medicina, ma anche la sostenibilità dei sistemi sanitari e la capacità dei Paesi di prepararsi alle emergenze biologiche del futuro.
Nel suo intervento, Rino Rappuoli ha sottolineato come la ricerca stia vivendo una trasformazione profonda. Il modello della competizione tra singoli laboratori lascia sempre più spazio alla costruzione di grandi reti scientifiche internazionali. “Ci sono migliaia di virus e migliaia di batteri resistenti agli antibiotici. Nessuno al mondo può risolvere da solo problemi di questa complessità. Servono microbiologi, medici, fisici, chimici, ingegneri ed esperti di sviluppo e produzione. Lo spirito di collaborazione è un presupposto indispensabile per il progresso scientifico. Le grandi scoperte non nascono mai dal lavoro di una sola persona o di una sola istituzione.”
Per il Direttore Scientifico della Fondazione, “Per molti anni abbiamo pensato che a ogni nuova resistenza batterica potesse corrispondere un nuovo antibiotico. Oggi sappiamo che questa strategia, da sola, non è sufficiente. Ogni volta che sviluppiamo un nuovo antibiotico otteniamo due risultati: possiamo curare i pazienti, ma nello stesso tempo favoriamo la comparsa di nuove resistenze. Se affrontiamo il problema solo con gli antibiotici continuiamo ad alimentare questo ciclo”.
Secondo Rappuoli, la risposta richiede una strategia molto più ampia. “Dobbiamo investire nella prevenzione delle infezioni, sviluppare strumenti diagnostici sempre più rapidi e utilizzare approcci alternativi come vaccini e anticorpi monoclonali, che si basano su principi completamente diversi dagli antibiotici. Serve anche uno sforzo culturale per promuovere un uso responsabile degli antibiotici nella medicina umana e veterinaria. La medicina del futuro sarà sempre più orientata alla prevenzione. È questa la strada che offre le maggiori possibilità di proteggere la salute delle persone e preservare l’efficacia degli antibiotici anche per le generazioni future”.













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