Storie Web giovedì, Luglio 9

Con il lavoro da remoto, le madri recuperano reddito nel primo anno dopo il parto. Lo dice l’Inps nella relazione annuale in cui ha esaminato lo smart working come strumento di conciliazione vita-lavoro.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

Redditi più elevati

Le madri occupate in settori e territori con maggiore potenziale di lavoro da remoto hanno registrato, a partire dal 2021, secondo l’inps, redditi più elevati nell’anno successivo al parto, con una riduzione della child penalty di circa l’87% tra coloro che hanno effettivamente adottato questa modalità lavorativa. I benefici risultano particolarmente pronunciati tra le madri più giovani, con redditi più bassi e pendolari, coerentemente con l’ipotesi che una maggiore flessibilità consenta di allentare vincoli di tempo e rigidità contrattuali proprio dove essi sono più stringenti.

Il ruolo dei padri

I redditi dei padri non mostrano variazioni significative in risposta alla flessibilità lavorativa in prossimità della nascita di un figlio. Tuttavia, l’accesso dei padri al lavoro da remoto riduce le perdite reddituali delle madri in misura comparabile all’effetto generato dalla possibilità di lavorare da casa delle madri stesse. Inoltre, i risultati mostrano che la fecondità aumenta tra le madri maggiormente esposte al lavoro flessibile, segnalando che tale modalità riduce il costo occupazionale derivante dall’avere figli.

Incremento salariale compreso tra l’1 e il 2 per cento

L’inps fa un’analisi anche sulla soglia anagrafica dei 12 anni introdotta dalla Legge n. 81 del 2017, che riconosce un diritto di priorità nell’accesso al lavoro da remoto ai genitori con figli di età inferiore a tale limite, al fine di stimarne l’impatto sugli esiti lavorativi dei beneficiari. I risultati mostrano, per le madri eleggibili, un incremento salariale compreso tra l’1 e il 2 per cento, riconducibile principalmente a un aumento del numero di giornate lavorate.

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