«Un magazzino di formaggio rende più dei Bot e dell’oro»: Roberto Brazzale, titolare dell’omonima azienda vicentina di formaggi (la più antica impresa lattiero-casearia italiana, che nel 2025 ha raggiunto i 340 milioni di euro di fatturato, con 12 stabilimenti e 1.200 dipendenti in Italia e nel mondo), è il protagonista della prima operazione in Italia di «destocking», ovvero di cartolarizzazione del magazzino, resa possibile dalla nuova legge sulle pmi approvata lo scorso aprile. «In Italia esiste uno stock di prodotti destinati alla stagionatura che vale decine di miliardi di euro – aggiunge l’imprenditore –. Eppure, nel calcolo della pfn, la posizione finanziaria netta, non valevano nulla prima di questa norma. Un’anomalia del sistema che, finalmente, è stata sbloccata».
Iniziativa apripista
A realizzare l’operazione, con un finanziamento di 10 milioni di euro diviso in quote paritetiche, sono stati Cassa depositi e prestiti (Cdp) e Cherry Bank, grazie alla collaborazione e consulenza di Pirola Corporate Finance, Accounting Partners, Cerved Master Services e dello Studio Cappelli Riolo Calderaro Crisostomo Del Din & Partners (in qualità di legal advisers).
Un’iniziativa apripista, che ha reso concreta la possibilità di creare valore da un bene fino a oggi considerato troppo spesso, al contrario, un freno, generando liquidità immediata per le imprese e attivando così nuovi investimenti. Un modello destinato a essere replicato in altre filiere produttive, come ha spiegato Andrea Nuzzi, direttore business di Cdp, che ha ricordato anche l’impegno dell’istituto nell’adozione di strumenti di finanza innovativa, con l’obiettivo di standardizzarli e renderli replicabili in tutte le filiere strategiche per il nostro Paese.
I settori petenzialmente interessati
Secondo Nuzzi, oltre ai settori contigui alla macrofiliera alimentare, i comparti industriali più interessati al nuovo strumento sono tutti quelli che producono beni con un prezzo prospettico il più possibile prevedibile. «A livello istituzionale, l’iniziativa si inquadra nell’accordo sottoscritto con il ministero dell’Agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste, che mira a supportare l’accesso al credito delle imprese agroalimentari», ha precisato Nuzzi.
Il destocking, come previsto dalla nuova legge, è sicuramente migliorabile: la norma va semplificata nella sua operatività, ha detto Giovanni Bossi, amministratore delegato di Cherry Bank. Ma si tratta di uno strumento che innesca potenzialmente un «cambio di paradigma finanziario – ha aggiunto – paragonabile all’introduzione del factoring per i crediti commerciali negli anni 90». La globalizzazione aveva spinto le aziende verso il modello del «just in time», riducendo al massimo le scorte di magazzino. Oggi, osserva Bossi, la rottura di quel sistema richiede alle imprese di tornare a dotarsi di stock più consistenti e questo richiede strumenti finanziari per creare valore da questi magazzini.











