Le preoccupazioni riguardano in particolare Estonia, Lettonia e Lituania, considerate tra le aree più vulnerabili dell’Alleanza per la vicinanza geografica alla Russia e per le difficoltà logistiche che una loro difesa comporterebbe in caso di crisi.
Anche altri funzionari della sicurezza europea ritengono che il Cremlino possa essere tentato di agire prima che il rafforzamento militare occidentale entri pienamente a regime. Un alto funzionario della difesa di un Paese Nato in prima linea ha osservato che, dal punto di vista russo, potrebbero esistere incentivi a muoversi in tempi più brevi, sia per l’incertezza sull’evoluzione della politica statunitense dopo la presidenza Trump sia per l’aumento delle spese militari europee.
La guerra in Ucraina rappresenta oggi il principale laboratorio di innovazione militare. Entrambe le parti impiegano quotidianamente migliaia di droni, dai modelli a basso costo destinati agli attacchi tattici fino ai sistemi autonomi a lungo raggio capaci di colpire obiettivi situati a centinaia di chilometri dalla linea del fronte.
Secondo Pudāns, l’esperienza accumulata dalle forze russe sul terreno ha consentito una continua sperimentazione e un rapido affinamento delle nuove tecnologie. «Sia l’Ucraina sia la Russia hanno un diverso senso dell’urgenza», ha spiegato. «Stanno innovando e sviluppando nuove soluzioni più rapidamente e le stanno testando direttamente sul campo di battaglia.»
Il vantaggio maturato sul campo potrebbe rivelarsi rilevante in un eventuale confronto con la Nato. Le forze dell’Alleanza, infatti, dispongono di un numero inferiore di droni e hanno un’esperienza operativa molto più limitata. In una recente esercitazione dell’esercito britannico che simulava un conflitto in Estonia, i comandanti hanno ipotizzato l’esaurimento delle scorte di droni in meno di una settimana.









