La ricerca oncologica corre veloce ma l’Europa, e l’Italia in particolare, rischiano di rimanere “drammaticamente” indietro senza una seria politica di investimenti in ricerca e sviluppo, mentre sulla scena mondiale è la Cina che sta facendo passi da leone quasi superando il gigante tecnologico statunitense. Giuseppe Curigliano, presidente eletto della Società europea di oncologia medica (Esmo), mette in guardia dai rischi legati alla nuova mappa geopolitica della ricerca scientifica e agli equilibri che stanno ridisegnando questo ambito strategico.

La rivoluzione in corso nell’oncologia

Dal congresso della Società americana di oncologia clinica (ASCO) in corso a Chicago, il maggior appuntamento mondiale del settore, Curigliano fa innanzitutto il punto sugli ultimi risultati raggiunti: “All’ASCO 2026 sono stati presentati studi rilevanti su molte neoplasie. Risultati importanti sono arrivati, tra gli altri, per il tumore della prostata, in termini di controllo della malattia e ritardo della comparsa di malattia metastatica. Spazio anche ai tumori rari come i liposarcomi, con nuove molecole che si sono dimostrate efficaci nel ritardare la progressione della malattia. E c’è stata quest’anno – spiega l’oncologo – un’esplosione degli anticorpi molecolari bispecifici, ovvero con due teste per riconoscere due bersagli attraverso i quali attaccare il tumore”. Stiamo assistendo, afferma, ad “una rivoluzione tecnologica enorme e stiamo raggiungendo la capacità di creare dei farmaci che erano impensabili fino a dieci anni fa. Stiamo addirittura intercettando il cancro, attraverso la biopsia liquida, con l’identificazione di pazienti che ancora non sono pazienti perchè ancora la malattia non si vede alla tac e alla pet, ma è nel dna”.

All’Asco oltre il 50% dei lavori arriva dall’Oriente

Oggi, dunque, “la mission è sempre più quella di sconfiggere il cancro. Sembrano parole grosse, ma in ambiente ematologico ciò è quasi una realtà. Quindi – sottolinea Curigliano – gli obiettivi che si pongono gli investimenti in ambito di ricerca sul cancro sono molto alti. E’ un messaggio molto forte di speranza”. Per continuare questo trend è però “necessario potenziare la ricerca e se l’Italia non investe in ricerca e sviluppo – avverte – le aziende non verranno ad investire da noi e noi negheremmo ai nostri pazienti l’accesso all’innovazione. Dobbiamo creare una rete che attragga le aziende ad investire da noi”. Che gli equilibri siano cambiati, appare chiaro proprio osservando i lavori di ASCO 2026: circa 45mila professionisti da tutto il mondo ed 8mila studi presentati. Ma oltre il 50% dei lavori, racconta Curigliano, “arrivano da Cina, Giappone e Corea e molta parte delle nuove sperimentazioni cliniche si sta spostando verso oriente. Quindi, quello che sta succedendo a livello geopolitico e militare, con attacchi indiretti tra Usa e Cina, di fatto è quello che si sta rivelando a livello scientifico. Cioè, la grande tecnologia americana in questo momento ha un forte competitor che è la grande tecnologia cinese e la Cina si sta proponendo sempre di più come una azienda di Stato che produce molecole ad elevata innovatività”.

Il sorpasso della Cina e l’Europa schiacciata

Quest’anno all’Asco, in ogni sessione, sottolinea, “ci sono 1-2 presentazioni di ricercatori cinesi. Questo significa che i cinesi sono diventati molto bravi a fare studi clinici, e che c’è un progetto sistemico, probabilmente politico-strategico, in cui la Cina sta investendo tantissimo in ricerca e sviluppo”. E se” l’Italia e l’Europa non si svegliano, rimarremo schiacciati in mezzo a due colossi di ricerca e saremo totalmente dipendenti da loro. Con la Cina che si sta affermando sempre di più come primo polo strategico”. Un sorpasso, quello da parte del gigante asiatico, che avrà impatti notevoli e di cui scrive anche il New York Times: “L’ascesa della Cina nello sviluppo di farmaci incombe sugli Stati Uniti. I trial clinici condotti in Cina stanno attirando l’attenzione in occasione del convegno internazionale di oncologia a Chicago: il rapido sviluppo dell’industria biotecnologica cinese – titola il quotidiano – sta alimentando il timore che il predominio degli Stati Uniti nel settore stia scemando”.

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