Storie Web lunedì, Maggio 25

 

Superato (da tempo) il concetto di “guerra giusta”

Leone XIV quindi affronta il tema della guerra: «La rivoluzione digitale sta modificando la grammatica dei conflitti» e senza un approccio etico, le decisioni sulla vita e sulla morte delle persone saranno sempre più impersonali, con il ricorso alla forza ritenuto come una «opzione immediata e praticabile». Alla base di tutto c’è una “cultura della potenza” che normalizza la guerra e la riabilita come “strumento di politica internazionale”, favorendo il riarmo. Sull’opinione pubblica, che in passato vedeva la belligeranza solo come extrema ratio, oggi pesano anche le narrazioni mediatiche polarizzanti, nonché «una preoccupante perdita di memoria storica» che rende privi di una visione a lungo termine. Di conseguenza, oggi la pace non è intesa più come un compito da assumere, ma come un intervallo precario tra i conflitti. Per questo, Leone XIV ribadisce che – fermo restando il diritto alla legittima difesa nel senso più stretto – occorre superare la teoria della “guerra giusta”, promuovendo piuttosto il dialogo, la diplomazia e il perdono.

 

Nessun algoritmo rende la guerra moralmente accettabile

Leone deplora la crescita dell’industria bellica, la corsa agli armamenti nucleari, l’emergere di nuovi attori armati – tra cui jihadisti – che mirano a perpetuare i conflitti come fonte di potere e di rendita. Netto, poi, il monito contro l’uso di armi legate all’IA perché «non esiste algoritmo che possa rendere la guerra moralmente accettabile», anzi: la tecnologia «non sottrae il conflitto alla sua intrinseca disumanità, può soltanto renderlo più rapido e impersonale, abbassando la soglia del ricorso alla violenza e trasformando la difesa in previsione operativa, con le vittime ridotte a dati. Così – prosegue – ci abitua all’idea che la violenza sia inevitabile e vada solo ottimizzata».

Dunque, servono vincoli etici rigorosi, condivisi a livello internazionale, basati sulla responsabilità personale e sulla protezione dei civili, perché «ogni tecnologia che rende più facile colpire senza vedere il volto dell’altro abbassa la soglia morale del conflitto».

 

Progettare sistemi centrati sulla persona

 

Poi il tema del lavoro: nella “quarta rivoluzione industriale” rappresentata dalla transizione digitale, il Pontefice rimarca l’importanza di tutelare la dignità e il valore del lavoro: «I nuovi modi di lavorare non sono necessariamente migliori», spiega, poiché la tecnologia può dequalificare i lavoratori, relegarli a funzioni marginali, sottoporli a sorveglianza automatizzata. Al contrario, occorre progettare sistemi centrati sulla persona e non solo sulla prestazione, perché la tecnologia può certamente sollevare l’uomo da mansioni gravose o ripetitive, ma non deve assolutamente portare alla disoccupazione in nome della riduzione dei costi e dell’aumento del profitto. In uno scenario in cui si profilano maggiori povertà e disuguaglianze, provocate da sistemi automatizzati subentrati all’uomo, Prevost auspica anche un rinnovamento delle organizzazioni sindacali. Inoltre – osserva – la trasformazione digitale va governata in anticipo attraverso criteri sociali stabili, formazione accessibile e continua per i lavoratori, responsabilità d’impresa. Leone osserva, inoltre, la necessità di superare il Pil come parametro del grado di sviluppo di un Paese, puntando invece su dignità del lavoro, prosperità condivisa, riduzione delle disuguaglianze, salvaguardia dell’ambiente.

La finanza per la finanza è infatti diversa dalla finanza per lo sviluppo. E sulla scia di San Paolo VI, si rimarca l’interdipendenza tra pace e sviluppo, auspicando una cooperazione internazionale capace di definire strategie comuni «soprattutto a favore dei Paesi e dei gruppi più vulnerabili», perché la prosperità contribuisce alla pace «solo se è diffusa, inclusiva e sostenibile».

 

Tornielli: applica i principi della Dottrina sociale al nostro tempo

 

«Nel tempo dell’intelligenza artificiale, con la dignità umana che rischia di essere oscurata dalle enormi concentrazioni di potere tecnologico fuori da ogni controllo, e da nuove forme di disumanizzazione, Papa Leone ci richiama al “dovere urgente” di restare profondamente umani» scrive in un commento il direttore editoriale della Santa Sede, Andrea Tornielli. «Magnifica humanitas, la prima enciclica di Leone XIV, non è innanzitutto un testo analitico sull’intelligenza artificiale, non entra nei dettagli di processi che sono in continua evoluzione. È piuttosto una “summa”, che applica i principi della Dottrina sociale al nostro tempo, che è il tempo dell’IA, consolidando e attualizzando i punti cardine del magistero. È un testo che pone anche fine all’equivoco di quanti, confidando nell’assoluta libertà dei mercati e delle nuove tecnologie, tendono a derubricare come insegnamento opinabile il magistero papale sulla richiesta di un governo umano condiviso dell’IA, sull’ecologia integrale, sulle strutture economiche che diventano “strutture di peccato”, sul no alla guerra».

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