Storie Web domenica, Maggio 24

Gli agenti del Secret Service che si occupano di proteggere il presidente degli Stati Uniti Donald Trump hanno aperto il fuoco contro una persona nei pressi della Casa Bianca sabato, uccidendola. Secondo quanto riportato dalle forze di sicurezza, intorno alle 18 un uomo si sarebbe avvicinato a un check point e «avrebbe estratto un’arma dalla borsa iniziando a sparare contro gli agenti di guardia». Gli agenti hanno risposto al fuoco colpendo il sospetto, che è stato trasportato in un ospedale della zona, dove è poi morto.

Nello scontro è stato colpito anche un passante che si trova in condizioni critiche in ospedale. Un funzionario delle forze dell’ordine ha affermato che non è chiaro se la persona sia stata ferita dai primi colpi sparati dal sospetto oppure da quelli successivamente esplosi dagli agenti. Il Secret Service ha dichiarato che nessuno dei suoi agenti è rimasto ferito e che il presidente Donald Trump — che si trovava all’interno della Casa Bianca al momento dell’incidente — non è stato «coinvolto».

La sparatoria di sabato giunge a meno di un mese dal più recente tentativo di assassinio del presidente, lo scorso il 25 aprile, mentre partecipava alla cena annuale della White House Correspondents’ Association in un hotel di Washington. Cole Tomas Allen, di Torrance, California, si è recentemente dichiarato non colpevole delle accuse di tentato omicidio nei confronti di Trump e resta in custodia.

Dopo quell’episodio, gli agenti del Secret Service spararono a un sospetto che, secondo loro, aveva aperto il fuoco contro gli agenti nei pressi del Washington Monument, anch’esso vicino alla Casa Bianca. Michael Marx, 45 anni, di Midland, Texas, è stato incriminato in relazione alla sparatoria del 4 maggio. In quell’incidente rimase ferito anche un adolescente che si trovava nei dintorni.

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