I centri di assistenza fiscale (Caf) non ci stanno e protestano contro il taglio dei compensi con effetto retroattivo delineato dalla legge di Bilancio 2026 (che prevede un taglio di 21,6 milioni di euro) e attuato dal Dm Economia del 29 aprile pubblicato sabato in «Gazzetta Ufficiale», chiedendo l’avvio di «un confronto costruttivo con le istituzioni». Il provvedimento (si veda quanto già anticipato da «Il Sole 24 Ore» del 1° e del 5 maggio) stabilisce che le risorse per i compensi a Caf e professionisti abilitati non possono eccedere il limite di poco meno di 195,3 milioni di euro «a decorrere dall’anno 2026, relativamente alle attività rese nell’anno 2025». E, nel caso in cui per effetto «dei compensi unitari» l’importo complessivo delle somme spettanti sia superiore al limite di spesa annuale, «gli importi dovuti a ciascun avente diritto sono proporzionalmente ridotti».
Le attività già prestate nel 2025
Un meccanismo con un effetto sulle attività di assistenza fiscale già prestate. «C’è un elemento di criticità» commenta il presidente della consulta dei Caf Giovanni Angileri: «L’applicazione incide su prestazioni già effettuate e concluse, configurando così un effetto retroattivo». Come fa notare poi la nota diffusa dalla consulta, «le attività relative alle dichiarazioni fiscali 2025 sono state infatti pianificate, organizzate e realizzate dai Caf sulla base di un quadro normativo e di risorse definite in precedenza».
Il pressing durante la manovra e il Milleproroghe
La consulta rimarca che «in occasione di approvazione di altre misure simili, ipotesi analoghe di retroattività sono state esplicitamente escluse a seguito delle osservazioni emerse nel dibattito». Anche per questo è stata promossa fin dalla fase di approvazione della legge di Bilancio un’interlocuzione istituzionale sia con parlamentari sia con rappresentanti di Governo anche poi durante il Milleproroghe: «L’emendamento relativo ai Caf è rimasto in discussione fino alla scelta del ricorso al voto di fiducia ed è stato poi trasformato in un ordine del giorno approvato».
Le responsabilità per il visto di conformità
Ma ci sono due aspetti che i Caf puntano a rimarcare. Da un lato, il ruolo che continuano a svolgere: «Il rilascio del visto di conformità comporta infatti l’assunzione di responsabilità anche economiche in caso di errori, con un livello di esposizione che non trova equivalenti in altri ambiti dell’intermediazione. Questo si traduce in un’attività quotidiana estremamente complessa, che richiede controlli puntuali su una mole imponente di documentazione».
Modifiche o integrazioni
Dall’altro lato, c’è l’effetto precompilata che nella premesse del decreto attuativo viene evocato per far notare «l’aumento del numero di dichiarazioni accettate senza l’apporto di modifiche da parte dei contribuenti». I Caf però rispediscono al mittente il sottinteso che il loro ruolo si sia ridimensionato: «La grande maggioranza delle dichiarazioni precompilate richiede infatti modifiche o integrazioni, confermando la centralità del contributo dei Caf nel sistema».










