Storie Web giovedì, Maggio 7

Un piano d’investimenti da 62 milioni di euro per porterà all’apertura di altri otto punti vendita e di una piattaforma logistica, con l’assunzione di un migliaio di dipendenti. A dieci anni dall’arrivo in Italia Primark, catena irlandese dell’abbigliamento low cost che vende anche articoli da viaggio, per la casa, la cura della persona e gadget di tutti i tipi, vuole consolidare le posizioni nella Penisola con l’apertura di due punti vendita a Napoli e uno rispettivamente a Roma, Parma, Perugia, Gorizia, Cremona e Ancona. «Nell’ultimo decennio Primark ha investito oltre 200 milioni in Italia» sottolinea Luca Ciuffreda, direttore della sede italiana annunciando le prossime strategie della catena.

A fine anno l’insegna avrà 28 store, oltre 6mila dipendenti mentre il fatturato potrebbe raggiungere il miliardo di euro contro i 754,4 milioni di ricavi 2025 e un utile 14 milioni. Un trend in leggera crescita rispetto ai quasi 730 milioni di vendite 2024 con un utile di 12,7 milioni. «La situazione delle vendite è un po’ incerta a causa dell’inflazione e dell’aumento dei costi – dice Ciuffreda –. Nonostante tutto continuiamo a investire». L’asse portante della strategia di crescita e al contempo per l’efficientamento dell’organizzazione interna sarà il polo logistico in fase di realizzazione nei dintorni di Alessandria, a pochi chilometri da Genova. Il termine dei lavori edili è previsto per novembre mentre l’entrata in produzione è fissata per l’inizio del prossimo anno. Qui lavoreranno oltre 200 persone. «Questa nuova fase di crescita per noi rappresenta molto più di una semplice espansione della nostra rete retail – continua il direttore di Primark Italia –. La Penisola è uno di quei mercati in cui vengono aperti più negozi».

Negli ultimi tempi la catena sta adattando i piani di sviluppo alla congiuntura. Non solo grandi negozi da circa 5mila metri quadri come quello di Arese, nei dintorni di Milano, o quello di Milano in via Torino, ma per le prossime aperture, che saranno tutte in centri commerciali, si punta anche a superfici inferiori come per quelli di Livorno e Biella. La catena vuole anche scrollarsi di dosso l’immagine low cost ascoltando le richieste dei consumatori che desiderano un migliore rapporto prezzo – qualità e avere la percezione che i capi devono durare a lungo.

Per quanto riguarda le nuovi assunzioni «in Italia al personale di vendita viene offerto un contratto a tempo determinato o part time con la possibilità di passare successivamente a un contratto a tempo indeterminato in base anche alle esigenze dei negozi» aggiunge Laura Finocchiaro, responsabile delle Risorse umane . La società collabora con associazioni come Seconda chance, per l’inserimento nel mondo del lavoro di detenuti che possono usufruire della legge Smuraglia, l’agenzia dell’Onu per i rifugiati (Unhcr) e Special Olympics a supporto delle persone con disabilità intellettiva. Ad oggi circa 70 persone grazie a questi progetti lavorano nei negozi italiani di Primark.

A livello globale la società si impegna per verificare le condizioni di lavoro presso gli stabilimenti dei terzisti. «Abbiamo fornitori in 15 Paesi che producono in un centinaio di fabbriche e per verificare le condizioni di lavoro abbiamo a livello corporate un team di 160 dipendenti Primark che fanno audit non annunciati» continua Ciuffreda. In seno al sistema Primark la sede italiana ha inoltre il ruolo di sede regionale ovvero di trampolino che collabora allo sbarco in altri mercati. È quanto è stato fatto in Slovenia, per l’apertura del negozio di Lubiana, ma anche in Qatar e Dubai portando il know how maturato in Italia e formando il personale locale.

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