Storie Web martedì, Aprile 21

Sarà un Consiglio europeo informale a due facce per Giorgia Meloni, quello in programma a Cipro il 23 e il 24 aprile. Da un lato dovrebbe certificare il sì della premier a un maggiore interventismo europeo nello Stretto di Hormuz e in Libano, per il dopo Unifil: reazione quasi obbligata davanti al disimpegno (e all’impaccio) di Donald Trump in Iran. Dall’altro lato, però, è atteso fotografare le divergenze dei Ventisette sulle misure contro il caro energia proposte dalla Commissione Ue, con l’Italia delusa e in prima linea nel chiedere la sospensione generalizzata del Patto di stabilità e l’alt temporaneo all’Ets sul termoelettrico.

Il doppio asse con la Francia sul Medio Oriente

A conferma che le alleanze europee sono sempre più variabili, il summit di venerdì dei Volenterosi a Parigi ha visto avvicinarsi di nuovo le posizioni di Meloni ed Emmanuel Macron, dopo il gelo dei mesi scorsi. All’interno del formato E4 che ha trainato il vertice – con la Germania di Friedrich Merz e il Regno Unito di Keir Starmer – la sintonia tra la leader italiana e l’omologo francese è stata evidente. Innanzitutto su Hormuz: la necessità di una missione per garantire la sicurezza di navigazione nello Stretto è stata condivisa da tutti. Ma Merz ha citato l’ombrello Onu e l’esigenza di coinvolgere gli Stati Uniti, mentre Macron ha parlato esplicitamente di una «missione neutra» con i «Paesi non belligeranti». Meloni ha fatto invece cadere il paletto della risoluzione Onu, impraticabile visti i veti che paralizzano le decisioni. E sugli Usa, alla luce degli attacchi del tycoon a Meloni, è pragmatica: la loro partecipazione non è una conditio sine qua non, spiegano da Palazzo Chigi.

Per Unifil l’idea di un’operazione europea

La necessità di rilanciare l’azione europea davanti a organismi multilaterali in crisi profondissima anima anche l’abbraccio tra Italia e Francia sul Libano. Dopo l’uccisione del soldato francese, il ministro della Difesa, Guido Crosetto, è tornato a esprimere dubbi sulla missione Unifil che scadrebbe a fine anno e che è guidata dall’Italia. Già a fine marzo, dopo l’ennesimo incidente nella base di Shama, Crosetto aveva inviato una lettera al segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, per chiedere di modificare le regole d’ingaggio dei Caschi Blu a tutela dei militari impegnati. Dalle pagine del Corriere della Sera, il 20 aprile ha alzato bandiera bianca: «Unifil è in ritardo per cambiare perché a dicembre finirà. E dovremo pensare come sostituirla. Perché un Libano che esplode è l’ennesimo problema per il mondo». Il Governo aspetta le proposte che il segretariato generale dell’Onu deve presentare entro l’estate: da lì si rifletterà sul da farsi. In questo quadro circola nelle cancellerie europee l’ipotesi di un’operazione a guida italo-francese e aperta ad altri partner Ue. Ma da Palazzo Chigi frenano: prematuro parlarne.

Energia, l’amarezza italiana per le proposte di Bruxelles

Al Consiglio di Cipro gli occhi saranno comunque puntati soprattutto sull’economia e sulle forniture di gas e petrolio, messe a dura prova dalla guerra in Iran e dal blocco di Hormuz. Le proposte della Commissione Ue saranno messe ufficialmente sul tavolo il 22 aprile, ma secondo le previsioni della vigilia il piano sarà quello già annunciato, basato sulle misure di contenimento dei prezzi che ricalcano le raccomandazioni dell’Agenzia internazionale dell’energia (smart working, targhe alterne, limiti ai consumi di energia elettrica, dai sistemi di cottura “intelligente” ai paletti per i condizionatori in estate, e così via), sullo sprint agli acquisti congiunti tra Stati membri e sugli «interventi mirati e temporanei» per le famiglie e le imprese più esposte, insieme a una maggiore flessibilità sugli aiuti di Stato.

I nodi: Patto di stabilità ed Ets

Il nuovo Temporary Framework, però, atteso il 20 aprile, soccorre gli Stati che hanno margini di bilancio. Non è il caso dell’Italia, zavorrata dal debito. Per questo Meloni, in tandem con il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, ha continuato a invocare invece la sospensione generalizzata del Patto di stabilità, ricevendo però sempre in cambio un diniego: lo stop è possibile soltanto in caso di recessione dell’Eurozona, recessione che al momento non c’è. Anche l’altra richiesta su cui Meloni tornerà alla carica – la sospensione del sistema europeo per lo scambio di emissioni (Ets) sul termoelettrico – trova la strenua resistenza dei Paesi nordici, della Spagna e della stessa von der Leyen.

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