Per un settore export oriented come il vino italiano (una bottiglia su due è venduta fuori dei confini nazionali) la priorità per i prossimi mesi non può che essere la ricerca di contromisure ai dazi Usa e, in particolare, di sbocchi alternativi. Un compito non facile perché gli Usa oltre a rappresentare il primo mercato al mondo per consumi totali di vino è anche uno sbocco maturo in grado di valorizzare i prodotti di qualità. Quindi se può essere alla portata individuare nuove chance per ricollocare parte dell’invenduto negli Usa più difficile è garantire il medesimo fatturato. Ma, finché i dazi saranno confermati, questa è la strada da percorrere.
Le possibili contromisure alle tariffe Usa e, soprattutto, la ricerca di nuovi sbocchi di mercato al netto degli annunci sulle etichette allarmistiche sulla salute che periodicamente riemergono, saranno i temi al centro della 58esima edizione di Vinitaly da oggi e fino al 15 aprile a Veronafiere.
I danni dei dazi
Dopo le tariffe introdotte dal presidente Trump, il vino made in Italy ha chiuso l’anno, negli Usa, con una flessione del 9,2% (e una perdita in valore di 178 milioni di euro) trascinando al ribasso l’intero export italiano di vino (che ha chiuso il 2025 a 7,78 miliardi di euro con un calo del 3,7%). Male in genere le vendite nei paesi extra-Ue che, con la sola eccezione del Brasile (+3,8%), hanno invece perso terreno in Regno Unito (-3,9%), Canada (-5,9%), Svizzera (-4,2%) e Russia (-16 per cento).
Meglio è andata invece sui mercati comunitari, dove tiene la Germania (+0,6%, a 1,1 miliardi di euro) e crescono ancora la Francia (+3,6%) e i Paesi Bassi (+5,6 per cento). Tra le regioni, segno negativo per le tre capofila: il Veneto a -1,2% (2,9 miliardi di euro), la Toscana (-2%) e il Piemonte (-2,2%). Sul fronte delle tipologie di prodotto, a valore, limitano i danni gli spumanti (-2,5%, 2,3 miliardi di euro), va peggio per vini fermi e frizzanti (-4,3%, a 5 miliardi di euro).
Gli accordi internazionali
Questo il quadro delle esportazioni nel 2025. Tuttavia, con l’inizio del 2026 vanno registrati anche gli importanti accordi internazionali stretti dall’Unione europea rispettivamente con l’America latina (Mercosur), con l’India e, da ultimo, con l’Australia. Accordi che prevedono un sensibile taglio dei dazi su quei mercati e, in prospettiva, possono far crescere le spedizioni di vino made in Italy.










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