Ferenc Franyik ha 32 anni e possiede 92 ettari di terra a Szolnok, un centinaio di chilometri a Est di Budapest, dove coltiva cereali, alleva mucche, produce miele. Ed è «completamente soddisfatto» del governo di Viktor Orban. Come lui, molti agricoltori sono pronti a rivotare per la quinta volta il leader sovranista. Perché, dicono, è quello che ha dato di più al settore.
Come valuta questi 16 anni di governo Orban?
Sono completamente soddisfatto degli sforzi del governo. Dalla transizione politica del 1989 ad oggi, nessun governo ungherese ha fatto tanto per sostenere il settore agricolo. Ciò è dimostrato dalle misure adottate negli ultimi dieci anni. Ha introdotto la legge sulla terra, che consente solo ai cittadini ungheresi di acquistare terreni agricoli e dà priorità ai giovani agricoltori nell’accesso. Ha fornito un sostegno significativo durante la pandemia Covid e negli anni di siccità. Sostiene il ricambio generazionale in agricoltura attraverso finanziamenti a fondo perduto. Concede prestiti al settore agricolo a condizioni favorevoli, con un tasso d’interesse del 3%. Si è opposto, e continua a opporsi, agli accordi di libero scambio dannosi per noi agricoltori. Eppoi in diverse occasioni, quando i prezzi del petrolio sono aumentati drasticamente, ha introdotto un prezzo agevolato del carburante (1,6 euro). Per questo non vedo di buon occhio un cambiamento di governo: considero la possibile perdita dei risultati sopra elencati una seria minaccia.
È d’accordo con la posizione anti-Ue di Orban?
A mio avviso, si tratta di fake news: non esiste una vera opposizione all’Ue. Orban non ha problemi con la Ue, ma con il funzionamento delle sue istituzioni, in particolare della Commissione europea. La Commissione sta adottando misure dannose per agricoltori e consumatori, come la riforma dei sussidi agricoli e l’accordo con il Mercosur.



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