Corsa al raddoppio per la tassa di soggiorno. In soli 5 anni il gettito è passato dai 628 milioni di euro del 2022 agli oltre 1,2 miliardi previsti per quest’anno. Un trend scandito dal crescente numero dei comuni che hanno adottato la “tassa di scopo” e parallelamente da quelli che hanno aumentato le tariffe. A fine anno l’imposta sarà in vigore in 1.411 comuni, di cui 24 sono new entry. Si tratta di Avellino, Latina, Scandicci, Foligno, Aprilia,Moncalieri, Treviglio, Santa Sofia, Entracque, Borgomanero, Citerna, Altopascio, Sassuolo, Chiesina Uzzanese, Tavernola Bergamasca, Casciana Terme-Lari, Ponte San Nicolò, Acerra, Sinnai, San Donà di Piave, Portogruaro e Fossano, Trani, Bisceglie. Ad oggi sono questi ma altri stanno discutendo sulla materia.

Saranno 53 le amministrazioni che hanno ritoccato all’insù i valori o hanno allungato il periodo di applicazione a partire dallo scorso 1° gennaio. Prevalentemente si tratta di capoluoghi di provincia tra cui Milano, Napoli, Torino, Livorno, Bolzano, Catania, Perugia, Imperia, Salerno, Trieste, Olbia, Lecce, Oristano e Campobasso, ma

anche importanti destinazioni turistiche culturali, montane e balneari come San Candido e Jesolo, Sanremo e Assisi, Castelsardo, Arona, Alghero, Diano Marina, Santa Margherita Ligure, Spoleto e Porto Sant’Elpidio. Alcune destinazioni ampliano il periodo di validità dell’imposta di soggiorno come, per esempio, il Comune di Minori dove, dal 2026, si dovrà pagare l’imposta in ogni periodo dell’anno. Vi è poi una

molteplicità di altre destinazioni, come, per esempio, Terrasini e Cassino, Meta e Castelfiorentino, Portopalo e Reggello, Barano d’Ischia e Cetona, Casamicciola Terme come pure l’Unione Montana Valle Maira

e l’Unione Montana Feltrina che hanno deciso di incrementare le tariffe in vigore nel 2026.

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