Il terremoto cominciato in Senato, dove il capogruppo Maurizio Gasparri è stato costretto a lasciare l’incarico per lasciare il posto a Stefania Craxi, si è propagato alla Camera e sui territori. Dopo la sconfitta al referendum sulla riforma della giustizia, Forza Italia è una polveriera. È cominciato intorno a mezzogiorno l’incontro nella sede Mediaset di Cologno Monzese tra Marina Berlusconi e Antonio Tajani – alla presenza di Pier Silvio Berlusconi e di Gianni Letta – proverà a rimettere ordine e chiarire la direzione di marcia sul cambio di capogruppo anche alla Camera e sulla stagione congressuale che il leader azzurro aveva annunciato.
L’addio di Barelli
Il primo nodo da sciogliere riguarda Paolo Barelli, in Parlamento dal 2001, presidente dei deputati di Fi e consuocero di Tajani, presidente della Federazione italiana nuoto dal 2000 dopo essere stato venti volte campione italiano e 22 volte primatista, bronzo con la staffetta 4×100 stile libero a Cali nel 1975. Eletto capogruppo già nell’ottobre 2021, Governo Draghi, al posto di Roberto Occhiuto diventato governatore in Calabria, è tornato nel ruolo per acclamazione nel marzo 2023, scelto al posto di Alessandro Cattaneo, meno vicino all’ala tajanea. Proprio il tris storico romano – Tajani, Barelli e Gasparri – già da mesi era finito nel mirino degli eredi di Berlusconi come simbolo di una governance del partito troppo romanocentrica. Adesso, dopo la débâcle sulla giustizia, battaglia storica del Cavaliere, il gruppo a Montecitorio ha levato gli scudi pretendendo nei fatti il rinnovamento prima invocato a parole da Marina e Pier Silvio. L’addio di Barelli è considerato solo questione di ore.
Il rebus del nuovo capogruppo
Sul suo successore non c’è ancora certezza. L’approdo naturale dovrebbe essere quello di Giorgio Mulè, con Deborah Bergamini e Cristina Rossello il più vicino alla famiglia e il leader della minoranza interna, nonché da giornalista firma storica del gruppo editoriale che fa capo ai Berlusconi. Sarebbero scese, invece, le quotazioni di figure ritenute di mediazione, come Pietro Pittalis o Enrico Costa (entrato in Fi due anni fa dopo un passaggio in Azione). Nessuna certezza ancora sulla ricollocazione di Barelli: il ruolo di sottosegretario sarebbe incompatibile con la presidenza di una Federazione postriva. Per lui potrebbe aprirsi la presidenza di una commissione parlamentare.
Le incognite sui congressi
Sull’altro piatto della bilancia della trattativa ci sono i congressi che Tajani aveva lanciato già per aprile-maggio sui territori e a inizio 2027 per il livello nazionale, sulla base di un tesseramento che ha prodotto 250mila iscrizioni. Fortemente osteggiati, però, dagli oppositori interni di Tajani avversi alla trasformazione di Fi in «partito delle tessere» – espliciti, in questo senso erano stati i lombardi Cattaneo e Licia Ronzulli – perché ritenuta la strada per blindare il segretario: il dissenso si è già levato in Campania, Liguria, Abruzzo, Piemonte, Sardegna e adesso è montato, appunto, in Lombardia. La mediazione potrebbe consistere in una sospensione delle assise e di un posticipo di quella nazionale a dopo le elezioni del 2027. Lascerebbe a Tajani la leadership fino alle politiche, riequilibrando però nel frattempo la macchina azzurra. Tutto facendo attenzione a minimizzare l’impatto sul Governo: almeno questo è stato il warning di Giorgia Meloni nelle telefonate con Marina Berlusconi all’indomani del referendum.


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