Storie Web giovedì, Aprile 9

In Germania un impianto a ciclo chiuso

Sistemi di questo tipo ampliano moltissimo la platea di siti potenziali, ben oltre quelli già sfruttati sul territorio italiano – come noto uno dei più “caldi” del continente – tanto che la prima centrale geotermica europea di nuova generazione è entrata in esercizio pochi mesi fa in Baviera, dove la società canadese Eavor ha fatto partire un impianto commerciale che non ricava energia elettrica da acqua calda sotterranea, ma la produce grazie a un sistema a ciclo chiuso che sfrutta rocce calde e secche.

Gli Stati Uniti seguono a ruota e potrebbero presto superare l’Europa: la Fervo Energy di Houston, dopo un progetto pilota in Nevada, sta costruendo nello Utah una centrale geotermica di questo tipo da 500 megawatt, con i primi cento megawatt operativi entro il 2026. Molti progetti negli Usa e in Canada stanno ampliando i metodi sperimentati per la prima volta in Europa, con il supporto di incentivi mirati e investimenti privati. Fervo, ad esempio, ha già presentato in via riservata la documentazione per la quotazione in Borsa, puntando a un possibile debutto già quest’estate per finanziare progetti su larga scala, con una valutazione stimata tra i due e i tre miliardi di dollari.

Nuovi paesi protagonisti in Europa

L’Europa ha svolto un ruolo centrale nello sviluppo del geotermico e nel 2024 contava 147 centrali in funzione (comprendendo anche quelle turche), che hanno prodotto circa 20 terawattora di elettricità da una capacità installata di poco più di 3,5 gigawatt (un quinto della capacità geotermica globale). La maggior parte della produzione proviene da Italia, Islanda e Turchia, che insieme coprono la quasi totalità della produzione geotermica europea. Al di là di questi mercati consolidati, però, l’attività si sta espandendo: diversi Paesi hanno già avviato una piccola produzione di elettricità geotermica, tra cui Croazia, Francia, Germania, Ungheria, Austria e Portogallo, mentre circa 50 centrali geotermiche di nuova generazione sono attualmente in fase di sviluppo, con la Germania in testa per numero di progetti attivi.

L’Italia ancora indietro

È un peccato che l’Italia sia ferma dal 2014 a 0,9 gigawatt di capacità geotermica, corrispondenti ad appena 5,2 terawattora all’anno di produzione, l’1,7% della richiesta elettrica nazionale. Tuttavia anche nell’Ue lo sviluppo della geotermia rimane lento, aumentando il rischio che in futuro l’espansione avvenga altrove. Già oggi, in base al report di Ember, la pipeline geotermica negli Stati Uniti è più robusta di quella europea, con 5,4 gigawatt già in via di sviluppo contro i 2,4 pianificati in Europa. Per correggere il tiro serve una politica lungimirante.

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