Alla fine, Meloni ha deciso di andare in Parlamento giovedì 9. Del resto, le serve un palco istituzionale per parlare agli italiani della fase attuale mettendo al centro più la crisi internazionale e i riflessi sull’economia che non l’analisi della sconfitta referendaria. E l’aver scelto la formula dell’informativa e non quella delle comunicazioni, che invece avrebbero richiesto un voto finale, sembra proprio trasmettere l’idea di non aver bisogno di una nuova fiducia. Insomma, è un modo per non sottolineare l’inciampo sul referendum mandando il messaggio politico che la premier è pienamente in carica e pronta a finire la legislatura. La domanda, però, è cosa aspettarsi dal suo discorso.
Intanto, sarà due giorni dopo la scadenza del Dl sul taglio delle accise sui carburanti che dovrebbe essere prorogato in un Consiglio dei ministri (forse) dopodomani. E quindi sarà l’occasione per annunciare le nuove riduzioni che diventano indispensabili per non far schizzare verso i 2,50 euro il prezzo del gasolio. Ma quello sarà anche il gancio per raccontare al Paese cosa sta accadendo. Cioè, quanto la guerra in Iran impatta sulla congiuntura economica. Come si è letto ieri dal report Istat, l’inflazione è salita a marzo dell’1,7% e del 2,2% sui beni alimentari ed è il primissimo effetto del conflitto. Più importante è stato il balzo nell’area euro – 2,5% – che entrerà nelle valutazioni della Bce per le future scelte sui tassi.
Ecco, questa è la principale preoccupazione: un carovita che si rifletterebbe subito sui consensi e sui sondaggi. Quindi raccontare bene cosa sta succedendo diventa un fattore chiave. Anche perché ci stanno pensando protagonisti del mondo economico a segnalare i rischi, come ha fatto ieri il Governatore di Bankitalia Panetta, che ha parlato di tempi lunghi per un ritorno alla normalità sui costi energetici con riflessi su crescita e inflazione. Inevitabile per Meloni sarà un passaggio sull’industria: proprio ieri l’Istat ha reso noto il dato di un calo del fatturato dell’industria (-1%) che incrocia il momento di tensione con il mondo imprenditoriale sulla questione degli incentivi 5.0
Ma quella del 9 aprile diventa pure l’occasione per una messa a punto narrativa sulla relazione con Trump. La notizia di ieri che il Governo ha negato agli Stati Uniti le basi di Sigonella nella notte del 27 marzo, è il segnale di un aggiustamento del rapporto con il presidente Usa che in casa ha solo il 30% del gradimento e qui in Italia ancora meno. Più dubbi ci sono su come trattare il tema della legalità dopo i casi Delmastro e Santanchè. Terreno scivoloso soprattutto per gli equilibri interni al partito della premier.













