«L’industria europea ha bisogno di risposte immediate da parte della Commissione Ue e dei governi, altrimenti la deindustrializzazione diventerà presto una realtà concreta. Siamo in una situazione di emergenza economica». Emanuele Orsini, presidente di Confindustria, ha lanciato questo avvertimento in un’intervista rilasciata a Politico.
Priorità energia
È l’energia la priorità assoluta che pesa sulla competitività dell’industria italiana ed europea, specie dopo che l’attacco Usa all’Iran ha fatto impennare i prezzi: «Un tema comune a tutti è il raggiungimento di costi energetici sostenibili», ha affermato Orsini, che è stato in prima linea nella spinta italiana per sospendere il meccanismo Ets. Decisione europea ancora da prendere, nonostante la richiesta avanzata da dieci paesi di una modifica immediata al sistema, insieme all’alleggerimento delle bollette energetiche.
Rischio deindustrializzazione
Il rischio è che interi distretti industriali possano sparire, in tutta l’Europa: il presidente di Confindustria ha citato l’esempio del distretto della ceramica, dove 40mila lavoratori potrebbero perdere il posto entro il 2030. «Sarà un problema sociale», ha sottolineato Orsini, che pochi giorni fa, in una missione a Bruxelles, ha incontrato i vice presidenti esecutivi della Commissione Teresa Ribera, Stéphane Séjourné e Raffaele Fitto, oltre alla presidente del Parlamento Ue, Roberta Metsola. «È piuttosto miope pensare che alcuni paesi europei possano andare avanti, lasciando indietro gli altri, perché l’Europa è forte se tutti i paesi europei sono forti», ha detto il numero uno di Confindustria, sottolineando che l’integrazione dei mercati energetici e dei capitali dell’Unione è una soluzione promettente su cui la Ue deve lavorare.
Roma e Berlino e il rapporto con la Cina
La soluzione di consentire ai paesi europei di dare denaro alle proprie industrie è una cattiva idea, perché inevitabilmente crea disparità tra paesi con capacità fiscali diverse. L’Italia, ha sottolineato, è oberata dal debito pubblico ed è in una posizione di svantaggio rispetto alla Germania. Con i tedeschi l’Italia ha rafforzato i legami negli ultimi tempi, un fenomeno che si riflette nella relazione tra i loro settori industriali che secondo Orsini sono «simili».
Un aspetto su cui però Roma e Berlino non sono d’accordo riguarda, secondo Orsini, le relazioni con la Cina, con la Germania riluttante a proteggere eccessivamente la produzione europea. «Una domanda che dobbiamo porci è: la Germania può fare a meno dell’Italia? Vogliamo sostituire l’Italia o altri paesi Ue con componenti cinesi?», si è chiesto Orsini. Le misure per proteggere il Made in Europe e frenare gli investimenti cinesi sono al centro dell’Industrial Accelerator Act. La Ue, ha detto Orsini, ha dato il giusto peso all’industria. Ma non è la soluzione rapida di cui si ha bisogno per evitare la deindustrializzazione in Europa, e ha criticato la proposta per mancanza di rapidità e per l’aumento della burocrazia.






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