Storie Web domenica, Marzo 29

Tra le mete che meritano il viaggio (anche reale, non solo enologico) c’è Stellenbosch, in Sudafrica: un paesaggio che sembra unire le Dolomiti a due oceani. Cultura europea, natura africana. Qui la bandiera è il Pinotage, felice incrocio tra l’eleganza del Pinot nero e la morbidezza del Cinsaut, originario della Valle del Rodano.

Agli antipodi, ma con una tradizione solida, il Libano produce vini di grande fascino: Château Musar, per citare un nome che molti appassionati conoscono già, è più una conferma che una scoperta.

Tornando nell’emisfero sud, Australia e Nuova Zelanda rappresentano bene il paradigma della “nuova enologia”, anche nelle scelte più pragmatiche, come le tappature alternative al sughero, adottate senza esitazioni anche per etichette di alto livello.

In Australia lo Shiraz resta l’eccellenza produttiva; scritto così in etichetta, quasi a marcare la distanza, anche linguistica, dal suo genitore francese, Syrah. Il vitigno è lo stesso, la filosofia no. Non è chiaro chi vinca questo derby, ma lo stile australiano, più concentrato e opulento, ha influenzato per anni anche l’Europa. Le aree di riferimento restano le valli di Barossa e McLaren.

In Nuova Zelanda, invece, Marlborough e i suoi Sauvignon hanno segnato una vera rivoluzione aromatica: frutto della passione, litchi, pesca e altra frutta a pasta gialla. Un cambio di pelle netto per uno dei vitigni più diffusi al mondo e, per molti, una nuova dipendenza.

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