Adesivi con il volto di Donald Trump e la scritta ironica «L’ho fatto io, appiccicati sulle pompe dei distributori di carburante negli Stati Uniti. È una sorta di legge del contrappasso per il presidente degli Stati Uniti, la protesta esplosa a causa (anche) dei rincari dei prezzi dei carburanti.

Il nuovo aumento dei prezzi è strettamente legato alla guerra con l’Iran, al blocco dello stretto di Hormuz e ai costi del conflitto, con buona pace dei proclami della Casa Bianca circa l’autosufficienza americana sul fronte del petrolio. Di recente il prezzo medio della benzina negli Usa è arrivato a sfiorare i 4 dollari al gallone rispetto ai 3,5 di non molti giorni prima. Ma ci sono stati Usa dove si raggiungono anche i 5 dollari, come in California, nello stato di Washington o alle Hawaii.

Questa singolare forma di protesta non è nuova. Era già esplosa all’epoca dell’amministrazione Biden, sempre a causa dell’aumento del prezzo della benzina. Avviata da un cittadino californiano la protestata è dilagata presto a livello nazionale. Un po’ quello che sta accadendo oggi. Sicuramente uno scenario non preventivato dal presidente Donald Trump quando ha deciso di avviare il conflitto contro l’Iran dal quale oggi, secondo molto analisti, non saprebbe bene come uscire. Trump, pochi giorni fa, aveva dichiarato «pensavo peggio» riferendosi all’impennata del costo del petrolio.

Intanto, in tutti gli Stati Uniti sono in programma manifestazioni contro l’amministrazione e contro Trump in particolare: manifestazioni organizzate dal movimento No Kings.

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