Storie Web giovedì, Marzo 26

In apparenza, sembra un annuncio “per esperti del settore”. In realtà, si tratta di una potenziale revisione dei programmi di esplorazione lunare – annunciata dalla Nasa – con forti ricadute industriali in Europa e in particolare a Torino. Martedì scorso l’Agenzia americana ha annunciato di aver annullato i piani per l’allestimento di una stazione spaziale in orbita lunare, previsto dal programma Artemis.

Si tratta di uno dei programmi più complessi e articolati, nell’ambito dell’esplorazione spaziale, mai avviati da Europa e Stati Uniti, tanto da aprire una nuova fase della Space economy, relativa alla Lunar Economy. Un programma che vede le competenze italiane nel comparto dell’allestimento dei moduli abitativi in orbita in primo piano, con lo stabilimento Thales Alenia Space (joint venture tra Leonardo, al 33%, e Thales, al 67%) di Torino.

Uno scenario aperto, dunque, e rischioso per l’industria dell’aerospazio Made in Italy. Dopo la battuta d’arresto del programma di esplorazione diretto al Pianeta Rosso, Exomars, prima per la defezione sempre degli americani e poi per la presenza “ingombrante” dei russi, ora è nuovamente il fronte americano a modificare le carte in tavola e a mettere in panchina il progetto per la stazione spaziale Gateway nell’orbita lunare, parte del programma Artemis.

A tenere le fila dei rapporti con gli americani è direttamente l’Agenzia spaziale europea con il direttore generale dell’ESA, Josef Aschbacher, che ha partecipato all’evento Ignition organizzato dalla NASA il 24 marzo a Washington. «L’ESA sta consultando strettamente i suoi Stati membri, i partner internazionali e l’industria europea per valutare le implicazioni dell’annuncio» fa sapere l’Agenzia Spaziale Europea.

Il contributo europeo rispetto al Gateway, in particolare, prevede la fornitura di moduli fondamentali come l’I-Hab, destinato a ospitare gli astronauti, ed Esprit, progettato per garantire comunicazioni, rifornimento e supporto logistico alla stazione. Il potenziale danno per l’industria italiana e in particolare per Thales Alenia Space, sarebbe duplice: da un lato verrebbe a mancare il lavoro di progettazione e produzione del modulo I-Hab, dall’altro cadrebbe anche il contratto per la progettazione dell’airlock in capo agli Emirati Arabi (Mohammad Bin Rashid Space Centre come prime contractor) assegnato sempre a Thales Alenia Space.

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