Un quarto del valore aggiunto regionale. E quasi il 40% della spesa in ricerca e sviluppo. Due dati che offrono in sintesi il peso determinante delle imprese a controllo estero in Lombardia, tema analizzato in un rapporto di Confindusstria, Confindustria Lombardia e Assolombarda.
Oltre 20mila le realtà censite sul territorio, con un peso distintivo in più settori tra manifattura e servizi, capaci di sviluppare 71 miliardi di valore aggiunto e quasi 600mila addetti, il 15% del totale.
Aziende che garantiscono in particolare una spinta innovativa rilevante, tenendo conto che posta pari a 100 la spesa in ricerca sviluppata in regione dalle aziende, quasi il 39% deriva da queste realtà, un esborso annuo che supera i 4 miliardi di euro. Esito di un investimento ingente anche in termini di addetti con le realtà a controllo estero ad occupare il 30% dei ricercatori attivi in Lombardia.
Regione che resta di gran lunga la scelta principale per i nuovi investimenti dall’estero: 68 quelli greenfield rilevati nell’ultimo anno disponibile, il 34,5% del totale Italia. Dati positivi e tuttavia migliorabili, lavorando su alcune delle variabili di contesto.
«Attrarre investimenti esteri – spiega la vicepresidente all’internazionalizzazione Barbara Cimmino – non significa più soltanto offrire un mercato: oggi sono necessari contesti affidabili, stabili e capaci di accompagnare la crescita. Attrattività significa, infatti, semplificazione, certezza del quadro regolatorio, disponibilità di competenze ed energia competitiva: la competizione tra sistemi economici si gioca sempre di più su questi fattori, con un mercato che opera entro un quadro condizionato anche da interessi pubblici e strategici a livello europeo».













