“Lo sport deve essere un baluardo dei diritti umani: non possiamo permettere che le atlete e gli atleti, soprattutto i più giovani, paghino le conseguenze delle scelte dei governi”, con queste parole Julio Velasco, ct della Nazionale italiana femminile di pallavolo, ha accolto il Premio Sport e Diritti Umani, promosso da Amnesty International Italia e Sport4Society.

“Di solito non accetto premi – ha detto Velasco -, ma questo ha un significato profondo, data la concomitanza con l’anniversario del colpo di stato del ’76 in Argentina, che per me e la mia generazione è una ferita mai chiusa”.

Il Premio è stato consegnato infatti alla vigilia del 24 marzo, ovvero del cinquantesimo anniversario del colpo di stato di Jorge Videla in Argentina, che portò a una dittatura sangiunaria che in 7 anni fece migliaia di morti e oltre 30mila desaparecidos.

“In quegli anni di buio e depressione, la pallavolo è stata la mia salvezza, la mia luce – ha ricordato -. Mi ha dato uno scopo, mi ha permesso di stare con i giovani e di avere, ogni anno, un’opportunità migliore; quindi, in mezzo al buio mi ha permesso di avere qualcosa che mi entusiasmasse. Alcuni degli avvenimenti di quegli anni drammatici io li ho usati con i giocatori. In particolare, ho raccontato alle ragazze l’esperienza delle Madri di Plaza de Mayo, per far capire come donne che potevano sembrare quasi “ordinarie” hanno saputo essere coraggiose a rischio della propria vita, quando la motivazione è stata alta”.

“Lo sport deve essere un baluardo dei diritti umani: non possiamo permettere che le atlete e gli atleti, soprattutto i più giovani, paghino le conseguenze delle scelte dei governi. Anche nei momenti più difficili, non dobbiamo mai perdere la fiducia”, ha dichiarato Julio Velasco, ricevendo il premio durante la conferenza stampa.

La consegna è avvenuta all’Università degli Studi di Roma “Foro Italico”. A consegnare il premio è stato il presidente della giuria Riccardo Cucchi che ha letto anche la motivazione: “Julio Velasco ha cresciuto generazioni di campioni della pallavolo portando le nazionali italiane maschile e femminile sul tetto del mondo. Ma soprattutto ha insegnato ai suoi atleti che i valori contano più delle medaglie. Negli anni drammatici della dittatura militare Argentina si è battuto con coraggio per la democrazia e i diritti umani”.

Cucchi ha poi consegnato anche una menzione speciale alla Palestra Popolare Quarticciolo di Roma “presidio educativo, culturale e umano” che “attraverso il pugilato, promuove inclusione sociale, rispetto delle regole e fiducia. Un esempio di sport accessibile a tutte e a tutti, di impegno sociale e di speranza nel futuro”.

“Ho visto nascere questa palestra dieci anni fa: all’inizio eravamo solo in pochi, oggi siamo in tantissimi – ha detto Emanuele Agati, allenatore della palestra -. Questo riconoscimento va a tutti noi, perché la Palestra Popolare Quarticciolo è diventata nel tempo un vero argine all’individualismo e alla politica dell’abbandono. Questa menzione premia il nostro sforzo quotidiano ed è la testimonianza che un’alternativa collettiva esiste. Vi ringraziamo di cuore per averci ascoltato e per aver dato voce alla nostra storia”.

Alla cerimonia, introdotta dai saluti di Massimo Sacchetti, Rettore dell’Università degli studi di Roma “Foro Italico”, e moderata da Vittorio Di Trapani, presidente della Federazione nazionale della stampa italiana, sono anche intervenuti Ileana Bello, direttrice di Amnesty International Italia; Luca Musumeci, presidente di Sport4Society; Valerio Piccioni, ideatore e organizzatore de “La corsa di Miguel”; e, con un videomessaggio, Irma Testa, prima medaglia olimpica italiana nel pugilato femminile.

Le precedenti edizioni del premio sono state vinte da: Pietro Aradori (2019), Pescara Calcio (2020), Claudio Marchisio (2021), Alessandra Cappellotto (2022), Natali Shaheen e Gary Lineker (2023), Claudio Ranieri (2024) ed Elena Linari (2025).

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