Le compagnie aeree mondiali stanno registrando una vendita record di biglietti, dovuto al fatto che molti passeggeri stanno prenotando con largo anticipo i voli nel timore di eventuali rincari. Una prospettiva che viene data quasi per scontata: la guerra in Medio Oriente rischia infatti di stravolgere l’intero assetto del trasporto aereo globale con dolorose perdite che potrebbero ripercuotersi innanzitutto sui passeggeri. Nell’immediato si stima un impatto sul prezzo dei biglietti che potrebbero aumentare fino a quasi il 10%.

Ft: per le compagnie aeree perdite per 53 miliardi di dollari

Il Financial Times stima che dall’inizio della guerra in Iran le 20 maggiori compagnie aeree quotate in borsa a livello mondiale abbiano perso la cifra capogiro di circa 53 miliardi di dollari di valore. Secondo il quotidiano londinese il settore aereo sta attraversando la peggior crisi dalla pandemia di Covid-19, con la guerra che ha causato disagi molto simili, voli cancellati e aeroporti hub bloccati. Rispetto alla pandemia però, lo scenario è aggravato dall’aumento dei costi del carburante jet, il propellente per aerei, che è raddoppiato dall’inizio della guerra.

Lo scenario

Le prime compagnie a pagarne le spese sono le low-cost: la Wizz Air che prima del conflitto era impegnata in un progetto di espansione, è stata colpita giorni fa da un’ondata “aggressiva” di vendite allo scoperto dopo aver annunciato che la guerra in Iran avrebbe praticamente azzerato i suoi profitti quest’anno. I giganti americani la Delta, la United, e l’American Airlines stanno testando scenari in cui il prezzo del petrolio arrivi a sfondare la soglia dei 170 dollari al barile, con il jet alle stelle complice la preoccupazione per una eventuale carenza di carburante. E, sottolineano gli esperti, il carburante generalmente è la seconda voce nei passivi di bilancio delle compagnie, dopo quello della forza lavoro.

La posizione delle compagnie

L’ad della United, Scott Kirby, ha chiarito che la compagnia aerea «si è prefissata l’obiettivo di compensare interamente l’aumento dei prezzi del carburante». Ma che per raggiungere l’obiettivo servirebbe un aumento dell’8,5% per ogni posto a bordo. E visto che «le prime 10 settimane del 2026 sono state le più intense nella storia della compagnia aerea in termini di prenotazioni», la forte domanda suggerisce che Delta potrebbe essere in grado di aumentare i prezzi «senza perdere troppi clienti».

Tuttavia la posizione di molte compagnie aeree europee è al momento divesra: l’ad di Ryanair Michael O’Leary ha minimizzato la possibilità di cambiamenti immediati, convinto che si renderebbero necessari solo se l’aumento dei prezzi si dovesse protrarre fino all’estate, “per sei mesi”. Stessa posizione per Air France-Klm, Lufthansa, EasyJet. Secondo alcune analisi le aziende europee potrebbero in qualche modo “beneficiare” dalla chiusura degli hub mediorientali, con il traffico dall’Asia necessariamente riorientato sugli aeroporti del Vecchio continente.

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