Storie Web giovedì, Marzo 19

C’è il tavolo intorno al quale ci si ritrova a cena, per chi ancora lo fa. O la cucina dalla quale si passa tutti, il viaggio in macchina, l’incrociarsi in un corridoio, in una stanza, in un salotto. E c’è, in tutto questo, un silenzio che gli adulti non riescono a scalfire.

Secondo un sondaggio firmato da Gallup e dalla Walton Family Foundation, realizzato l’anno scorso su 1.675 coppie genitore-figlio tra i 10 e i 18 anni, almeno l’80% dei ragazzi della Generazione Z dice che è utile quando i propri genitori parlano con loro di salute mentale, esperienze scolastiche e social media. Eppure molti di quei genitori evitano sistematicamente questi argomenti. Ci preoccupiamo dei figli, più di quanto abbiano mai fatto i genitori di qualsiasi epoca, ma fatichiamo a parlare di ciò che conta di più. Otto genitori su dieci dichiarano di preoccuparsi spesso per almeno un aspetto della vita del proprio figlio e il 41% lo fa per cinque o più temi contemporaneamente. Le principali fonti d’ansia sono il futuro dei figli, la salute mentale e l’uso dei social media. Ma queste preoccupazioni raramente diventano conversazioni, le quali vertono invece sui voti, le amicizie, magari l’attività sportiva.

Tra l’80% e il 93% dei ragazzi afferma che sono utili le conversazioni con i genitori, anche su temi difficili. L’83% trova importante parlare dei social media con la madre o il padre; il 92% dice lo stesso della salute mentale. I ragazzi, in altre parole, aspettano che se ne parli, ma hanno anche un’idea precisa di quale deve essere il tono, di come deve essere impostato questo dialogo. Cosa vuoi che facciano tua madre o tuo padre? Il 62% risponde: ascoltarmi. Non offrire soluzioni o almeno non necessariamente. E’ proprio la mancanza di soluzioni, però, quella che blocca i genitori, che li rende riluttanti ad affrontare certi temi. Il 22% trova le emozioni dei figli troppo intense, difficili da gestire, fonte di un senso di impotenza: nulla di ciò che dico o che faccio, rispondono agli intervistatori, sembra portare sollievo. E questa ansia da prestazione genitoriale li trascina in un circolo vizioso perché li colpisce emotivamente e riduce ulteriormente gli spazi di conversazione. Infine entra anche la paura di interferire nello sviluppo autonomo dei figli.

Si dice spesso che quello del genitore sia il mestiere più difficile del mondo. Se lo è dipende dalla difficoltà di trovare un equilibrio tra le regole da dettare, i consigli da dare, le soluzioni da offrire e il puro ascolto e l’accettazione anche di qualcosa di scomodo come il dolore di un adolescente. Tutte le ricerche dicono che la comunicazione in famiglia è un fattore protettivo contro lo sviluppo di disturbi mentali nei ragazzi. Non resterebbe che prenderne atto e metterla tra le nostre priorità.

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