Storie Web mercoledì, Marzo 18

Il dibattito sul futuro della consulenza finanziaria si muove tra due estremi emersi nella seconda giornata di Consulentia 2026, kermesse annuale di Anasf, associazione di consulenti finanziari: da una parte c’è la spinta inarrestabile a «superare i limiti strutturali» della professione, dall’altra ci si scontra con i limiti, ben meno flessibili, della finanza pubblica, che condizionano e frenano le tanto attese riforme fiscali nel settore finanziario. In questa tensione tra la visione di una categoria senza confini e le stringenti restrizioni del bilancio statale, la figura del consulente emerge come una infrastruttura capace di mobilitare l’immenso risparmio privato lì dove le risorse pubbliche non possono più arrivare.

Questo ponte fiduciario è tanto più necessario alla luce degli ostacoli istituzionali evidenziati dal vice ministro all’economia Maurizio Leo, il quale riconosce le difficoltà dell’attuale sistema fiscale, afflitto, intanto, da un disallineamento tra la tassazione sui rendimenti maturati e quelli effettivamente realizzati. «L’obiettivo del Governo – afferma – è uniformare la disciplina dei redditi finanziari, studiando la compensazione tra plusvalenze e minusvalenze dei fondi comuni e l’allineamento della tassazione delle casse di previdenza (oggi al 26%) con quella dei fondi pensione (al 20%). Un’apertura però sarebbe legata agli investimenti in economia reale.

La realizzazione di questi interventi dimostra come ogni riforma debba fare i conti con i limiti invalicabili del bilancio dello Stato: tutto è severamente subordinato al reperimento delle adeguate coperture finanziarie nella prossima legge di bilancio.

A farsi portavoce della necessità di vincere i limiti della categoria è Luigi Conte, presidente di Anasf, il quale delinea un’evoluzione basata sull’integrazione tra agilità, tecnologia e tradizione. Per spiegare il ruolo cruciale del consulente, utilizza la metafora di “Marco”, un cittadino comune che riceve una liquidazione e che, lasciato solo, rischierebbe di compiere scelte avventate o di far erodere il capitale dall’inflazione. Conte avverte che, sebbene l’intelligenza artificiale sia in grado di accelerare i processi, «gli algoritmi tendono inevitabilmente all’omologazione», proponendo a tutti le stesse strategie basate su medie statistiche. Al contrario: «il consulente umano è in grado di interpretare la biografia e le emozioni uniche di ogni individuo, trasformando la professione in una vera e propria “infrastruttura della fiducia”».

In questo scenario si inserisce il sottosegretario all’Economia Federico Freni, che riprende l’esempio di “Marco” per evidenziare un ostacolo primario del nostro Paese: il diffuso analfabetismo finanziario. Freni definisce i consulenti come dei veri e propri “mediatori culturali”, chiamati a colmare un’ampia distanza tra la complessità dei mercati e la vita reale. Oltre a fare educazione finanziaria, il professionista deve proteggere e guidare il cliente attraverso la burocrazia tecnologica: Freni fa notare che ogni volta che si chiede una password o un token di sicurezza in più, il cliente spaventato penserà inevitabilmente a un inganno. Proprio per questa capacità empatica insostituibile da qualsiasi algoritmo, la consulenza si conferma «un’infrastruttura strategica essenziale del sistema Paese».

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