Storie Web martedì, Marzo 17

«Ti aprono il cancello e poi ti dicono: “Arrangiati”. Io, grazie a Dio, ho la famiglia e mi stanno ancora mantenendo, nonostante tutte le spese che hanno già avuto». Così Beniamino Zuncheddu, il pastore sardo che ha scontato quasi 33 anni in carcere da innocente, accusato della strage di Sinnai, del triplice omicidio di Gesuino Fadda, Giuseppe Fadda e Ignazio Pusceddu e del tentato omicidio di Luigi Pinna, in videocollegamento nel corso della presentazione della proposta di legge Zuncheddu, sottoscritta da Forza Italia, che prevede una provvisionale mensile di mille euro al mese per le vittime di ingiusta detenzione ed errori giudiziari, che restano in attesa del risarcimento dello Stato anche per dieci anni dopo l’assoluzione. Una proposta di legge che volutamente ricalca il testo della proposta di legge di iniziativa popolare con la quale il Partito Radicale aveva raccolto 50mila firme e le aveva presentate il 31 dicembre 2025 a Montecitorio (atto C2755). La Camera, però, il 2 febbraio 2026 l’aveva cancellata dall’ordine del giorno. Di firme ne erano state raccolte 60mila, ma mancavano alcuni certificati elettorali che, data la concomitanza con i tempi del referendum, era complesso reperire.

Cosa prevede la proposta

La proposta prevede una rendita mensile di circa mille euro, (pari al doppio dell’assegno sociale), in favore di chi ha una sentenza di proscioglimento o un provvedimento di archiviazione dopo aver subito la custodia cautelare. L’assegno verrebbe corrisposto fino al riconoscimento formale della riparazione per ingiusta detenzione o fino a un eventuale processo di revisione. La finalità è quella di assicurare mezzi di sussistenza immediati a chi, dopo la detenzione, si ritrova in condizioni di indigenza e stigmatizzazione sociale, senza dover attendere i tempi lunghi dei risarcimenti ordinari. Il testo modifica gli articoli 315 e 646 del codice di procedura penale per rendere più veloci le procedure di risarcimento e innalzare il tetto massimo degli indennizzi.

Tajani: restituire dignità a 30mila cittadini

«La nostra è una battaglia per restituire dignità ai 30mila cittadini che, negli ultimi 30 anni, come Beniamino hanno sofferto ingiustamente le pene del carcere. Nessuno ha pagato per questi errori giudiziari», ha scritto sui social il leader di Forza Italia e ministro degli Esteri Antonio Tajani. «Anche per riparare a queste ingiustizie voteremo Sì alla riforma della giustizia, perché nessun altro possa subire questo torto». Per il capogruppo al Senato Maurizio Gasparri, «l’intento è quello di accelerare una proposta sulla possibilità di dare un risarcimento alle vittime di ingiusta detenzione che ricevono dei rimborsi molti anni dopo». Gasparri ha ricordato che «il caso di Zuncheddu è un caso estremo per fortuna, ma dovrebbe far riflettere sull’opportunità di una riforma della giustizia, perché ci sia una maggiore trasparenza nelle decisioni, tempestività e anche la possibilità di giudicare chi ha sbagliato. Questa è la funzione dell’Alta Corte perché errori di questo tipo vengano valutati». Il capogruppo alla Camera di Forza Italia Paolo Barelli ha dichiarato che «gli errori giudiziari sono figli di una malagiustizia che noi intendiamo correggere votando Sì al referendum». L’impegno è quello di farla incardinare la proposta subito in commissione Giustizia.

Irene Testa, nessuno sia più umiliato dopo un calvario giudiziario

«Chiediamo che questa proposta di legge – ha sottolineato Irene Testa, garante dei detenuti della Sardegna, tesoriera del Partito radicale e da sempre in prima linea nella battaglia di libertà di Beniamino Zuncheddu- non rimanga nel cassetto, ma possa diventare presto legge dello Stato perché nessuno più essere umiliato dopo un calvario giudiziario». Alla vicenda di Beniamino Zuncheddu Il Sole 24 Ore e Radio 24 hanno dedicato il podcast “Innocente”. 

Beniamino era stato incastrato da una falsa testimonianza

Beniamino è tornato in libertà nel gennaio 2024, grazie alla sentenza nel processo di revisione che ha evidenziato l’errore giudiziario, basato sulla falsa testimonianza del principale testimone, l’unico sopravvissuto, Luigi Pinna. La revisione del processo è stata determinata dalle ritrattazioni del testimone chiave, Luigi Pinna, che ha ammesso di essere stato condizionato da un poliziotto, l’ex ispettore Mario Uda, che seguiva le indagini, che, secondo quanto emerso i nel corso del processo di revisione, gli avrebbe suggerito di accusare Zuncheddu. Dopo una vita trascorsa ingiustamente dietro le sbarre Beniamino attende che lo Stato lo supporti. Dopo quasi 33 anni passati ingiustamente dietro le sbarre Zuncheddu è un uomo solo, che non si è potuto costruire una famiglia, che non ha potuto avere un lavoro, che oggi non ha una pensione. È uscito dal carcere con i suoi effetti personali raccolti in una busta di plastica. E a due anni di distanza attende che la giustizia sia finalmente giusta con lui.

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