Quando si scatena una crisi internazionale un paese export oriented come l’Italia si preoccupa in primo luogo per le possibili difficoltà nell’accesso ai mercati per le proprie merci. Ma, in realtà, molti problemi possono scaturire anche sul fronte dell’import, per produzioni sulle quali l’Italia è totalmente dipendente e le cui forniture rischiano di essere interrotte determinando ulteriori altri effetti negativi a cascata.
A rischio non solo petrolio e gas
Questo vale innanzitutto per i prodotti energetici, petrolio e gas che, dai paesi del Golfo Persico, vengono esportati in tutto il mondo ma anche per altre categorie di prodotti forse meno note al grande pubblico ma comunque decisive per un’altra fetta dell’economia mondiale.
Tra gli agricoltori europei ed italiani, ad esempio, c’è grande apprensione riguardo alla futura disponibilità di fertilizzanti, mezzi tecnici fondamentali per garantire la produttività agricola e, quindi, la sovranità alimentare dei Paesi.
Dallo stretto di Hormuz un terzo dei fertilizzanti mondiali
Dallo stretto di Hormuz passa almeno un terzo dei fertilizzanti commercializzati a livello mondiale. E il blocco del passaggio delle navi sta andando ad aggravare una situazione, sul fronte della disponibilità di fertilizzanti, che già era messa a dura prova.
Un’altra fetta da Russia e Bielorussia
Infatti, se dal Golfo Persico arriva un terzo dei mezzi tecnici per l’agricoltura un’altra fetta rilevante proviene da un’altra area a rischio. Importanti produttori di fertilizzanti sono infatti anche Russia e Bielorussia e in terza battuta anche l’Ucraina. Pertanto, una fetta della produzione mondiale, già prima dell’esplosione delle tensioni in Medio Oriente, era messa a rischio dalla guerra russo ucraina oppure era soggetta a sanzioni e quindi i prodotti di quell’area anche qualora riescano ad arrivare sui mercati europei, ci arrivano con prezzi gravati da dazi.











