Il pompaggio dell’oleodotto Druzhba potrà tornare alla sua capacità tecnica «entro un mese e mezzo. Ciò permetterà la piena ripresa dei flussi» di petrolio, «ovviamente in assenza di ulteriori attacchi da parte della Russia». Lo ha scritto il presidente ucraino Volodymyr Zelensky in una lettera indirizzata ai vertici Ue in cui si sofferma sulla diatriba con Ungheria e Slovacchia sulle riparazioni dell’ oleodotto dell’Amicizia. «L’Ucraina può comunque offrire delle vie alternative per il transito del petrolio russo ai Paesi dell’Europa Centrale e Orientale», ha sottolineato Zelensky.
Le parole di Zelensky arrivano in risposta (affermativa) all’offerta dell’Unione europea di supportare Kiev nel ripristino dell’oleodotto.
«A seguito dei rinnovati attacchi russi del 27 gennaio contro l’oleodotto Druzhba, che hanno causato l’interruzione delle forniture di petrolio greggio a Ungheria e Slovacchia, il Presidente della Commissione europea e il Presidente del Consiglio europeo hanno avviato intense discussioni con gli Stati membri e l’Ucraina a tutti i livelli per ripristinare il flusso di petrolio verso Ungheria e Slovacchia. L’Ue ha offerto all’Ucraina supporto tecnico e finanziamenti. Gli ucraini hanno accolto e accettato l’offerta. Esperti europei sono immediatamente disponibili». Si legge in una dichiarazione congiunta della presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, e del presidente del Consiglio europeo, Antonio Costa. «La nostra priorità è garantire la sicurezza energetica per tutti i cittadini europei. In tal senso, la presidente della Commissione europea e il Presidente del Consiglio europeo continueranno a collaborare con le parti interessate per individuare percorsi alternativi per il transito di petrolio greggio non russo verso i paesi dell’Europa centrale e orientale», aggiungono i vertici Ue.
L’interruzione dell’oleodotto Druzhba aveva creato forti proteste da parte della Slovacchia e dell’Ungheria, che hanno anche aperto un’indagine sulla questione. Il governo ucraino finora non aveva dato priorità alla riparazione dell’infrastruttura che trasporta petrolio russo. Per protesta, Budapest ha mantenuto il suo veto sul prestito da 90 miliardi e sul ventesimo pacchetto di sanzioni nei confronti della Russia.











