Daniel Lurch, gestore del Jss Sustainable Equity – Strategic Materials focalizza l’attenzione sull’impatto delle materie prime e strategiche all’interno di un portafoglio comunque ben diversificato.
Negli ultimi anni una forte volatilità ha caratterizzato l’andamento delle materie prime come oro, argento e rame. Che cosa dobbiamo aspettarci soprattutto alla luce del nuovo conflitto in Medio Oriente?
Il rialzo di oro e argento dal 2025 deriva dal loro status di beni rifugio in un panorama globale frammentato. Le banche centrali dei mercati emergenti stanno aumentando le riserve auree per diversificare. L’attuale de-dollarizzazione è alimentata dai timori di svalutazione monetaria e dall’aumento dell’indebitamento nelle economie sviluppate. L’argento si distingue perché la sua domanda è principalmente industriale, in elettronica e pannelli solari. Al contrario, il rialzo del rame riflette fondamentali rigidi e preoccupazioni relative all’offerta, che potrebbero portare a deficit nel breve-medio termine. L’instabilità nel Golfo alimenta il sentiment di avversione al rischio, favorendo i metalli preziosi come beni rifugio e rendendo molto volatili i prezzi del petrolio e gas tra rialzi e forti ribassi. L’energia resta comunque un input fondamentale nella produzione di metalli: i costi energetici più elevati fanno salire i costi marginali di produzione, sostenendo nel lungo periodo incentivi a prezzi dei metalli più elevati.
In che modo tensioni geopolitiche e frammentazione delle catene di approvvigionamento stanno ridisegnando gli equilibri nel comparto dei metalli industriali e preziosi?
Le tensioni geopolitiche sono uno dei principali fattori a causare interruzioni nella catena di approvvigionamento, soprattutto perché la lavorazione dei metalli critici è altamente concentrata in Cina. Attualmente la Cina domina la lavorazione di 19 dei 20 metalli essenziali per la transizione green. Anche le nuove tecnologie e l’industria della difesa necessitano di questi metalli. La Cina ha sfruttato questa posizione in passate controversie diplomatiche. Di conseguenza, i Paesi di tutto il mondo stanno investendo per proteggere la propria catena di approvvigionamento di materiali strategici. Per quanto riguarda i metalli preziosi, le crescenti tensioni geopolitiche ne rafforzano l’attrattività, poiché sono considerati beni rifugio in periodi di instabilità globale.
La transizione energetica e lo sviluppo delle rinnovabili stanno modificando la domanda strutturale di metalli strategici. Quali i materiali più esposti a un trend di crescita di lungo periodo?
Anche se secondo l’Aie la domanda di terre rare potrebbe crescere del 50-60% entro il 2040, i progetti in cantiere suggeriscono che l’offerta sarà sufficiente entro il 2035. Tuttavia, il predominio cinese nella lavorazione rimane un rischio importante. Il rame deve affrontare una carenza più immediata. La crescita della domanda supera quella dell’offerta, che fatica a superare l’1,5% annuo a causa del calo della qualità del minerale e dei lunghi tempi di consegna. Nel caso del litio, l’AIE prevede che la domanda quadruplicherà entro il 2040. Il rischio di sostituzione è basso grazie alla sua densità energetica unica. L’offerta attuale è limitata dalla chiusura delle miniere ad alto costo e dalla riduzione degli investimenti in capitale.
In uno scenario di inflazione persistente e tassi d’interesse elevati, le materie prime possono essere una copertura efficace nei portafogli degli investitori?
Grazie alle loro caratteristiche di asset reali, le materie prime fungono da copertura naturale contro l’inflazione in molti scenari, fornendo un importante elemento di protezione e di diversificazione sia per i portafogli istituzionali, sia per quelli retail.












