Storie Web martedì, Marzo 17

Come su un ottovolante. L’eccessivo peso di titoli legati all’intelligenza artificiale (Ai) e il rincaro energetico dovuta dalla guerra in Iran, fanno andare nelle ultime settimane su e giù la Borsa della Corea del Sud. Non solo. A rendere il movimento ancora più violento è il fatto che a Seul si scambia una mole imponente di futures e opzioni sull’indice Kospi 200 con una partecipazione del retail molto più elevata rispetto a quanto avviene nei mercati occidentali.

Volatilità e semiconduttori

Dopo aver registrato un rialzo che ha portato l’indice Kospi a guadagnare oltre il 121,1% in un anno (dati all’11 marzo 2026), il mercato sudcoreano ha recentemente sperimentato anche crolli improvvisi (-7,24% il 3 marzo; -12,06% il 4; -5,96% il 9) e rimbalzi (+9,63% il 5 marzo; +5,35% il 10), arrivando a innescare i circuit breakers (i meccanismi di sospensione automatica delle contrattazioni in caso di eccesso di ribasso o rialzo). Il più imponente motore del rialzo è di natura tecnologica: la Borsa coreana è diventata un vero e proprio proxy (un indicatore indiretto) dell’intelligenza artificiale e, in particolare, del mercato delle memorie avanzate Hbm (High bandwidth memory).

Aziende come Samsung Electronics e Sk Hynix, che da sole pesano in modo sproporzionato sul listino (oltre il 40%), hanno beneficiato di flussi di capitale enormi, trainati dagli investimenti globali nei data center. A questo si è aggiunto l’effetto del “Corporate value-up programme” varato del Governo. «Questa iniziativa – spiega Kévin Net, Responsabile divisione Asia, La Financière de l’Echiquier – è volta a migliorare la governance e ad aumentare i rendimenti per gli azionisti, continua a sostenere la storia strutturale del mercato».

La crisi in Iran

Se l’Ai ha gonfiato le vele del listino, la guerra in Medio Oriente le hanno improvvisamente sgonfiate. La Corea del Sud è una fortissima importatrice di energia (petrolio e gas naturale) e l’industria dei semiconduttori è estremamente energivora. Le minacce alle catene di approvvigionamento globali e le fiammate del greggio si sono tradotte in un immediato rischio di compressione dei margini per i colossi tecnologici di Seul e in un ritorno dei timori inflattivi. Quando lo shock geopolitico ha colpito, la concentrazione di capitale sui titoli dell’Ai (solo nella settimana precedente il crollo, l’Etf iShares Msci South Korea ha registrato un afflusso record di 1,2 miliardi di dollari) ha agito come un acceleratore del ribasso: troppi investitori cercavano contemporaneamente di uscire da posizioni identiche attraverso un mercato che diventava illiquido.

Cosa fare

In questo contesto dominato da una volatilità estrema come deve comportarsi un investitore? «La prima regola – risponde Massimiliano Silla, consulente finanziario indipendente – è la prudenza nell’esposizione. Sebbene le prospettive rimangano interessanti su orizzonti di lungo periodo per chi crede nel megatrend tecnologico, è sconsigliabile un ingresso massiccio in un’unica soluzione (lump sum). La strategia ottimale per mitigare il rischio legato al tempismo (market timing) è l’impiego di un Pac (Piano accumulo capitale), frazionando gli acquisti nel tempo. Per chi sceglie di investire tramite Etf – aggiunge il consulente indipendente -, è vitale che siano Ucits e che implementino meccanismi di capping (un tetto massimo di peso per singolo titolo, solitamente tra il 20% e il 35%). Questo accorgimento tecnico permette di limitare l’esposizione eccessiva ai soli due giganti dei semiconduttori, ammortizzando l’impatto di futuri, e probabili, shock settoriali. L’esposizione al mercato sudcoreano – chiosa Silla – deve in ogni caso rimanere una componente “satellite” e minoritaria all’interno di una pianificazione finanziaria ben diversificata».

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