Storie Web martedì, Marzo 17

Che alla fine sia quella la soluzione messa in campo per affrontare la crisi energetica dello Stretto di Hormuz, dove il traffico è ridotto a causa del conflitto tra Usa, Israele e Iran, è presto per dirlo. Si tratta di un’ipotesi, di cui si discute, e che potrebbe prendere slancio ora che il Consiglio Affari Esteri a Bruxelles ha deciso che le missioni Atalanta e Aspides restano con il mandato che hanno, e quindi la loro portata non sarà almeno per ora estesa a quelle acque. Ma il condizionale rimane d’obbligo. L’Ue pensa a una missione Onu come il “corridoio del grano”.

Il precedente del corridoio del grano nel Mar Nero

Il modello del corridoio del grano del Mar Nero sperimentato in Ucraina potrebbe dunque diventare la chiave per trovare una via d’uscita dalla crisi nello Stretto e scongiurare l’aggravarsi dello shock energetico globale. L’Europa guarda alla Black Sea Grain Initiative, l’accordo nato a Istanbul il 22 luglio 2022, per tenere aperte le rotte commerciali e mettere al riparo le forniture di petrolio.

A che punto siamo

L’Alta rappresentante Ue, Kaja Kallas, ha riferito di averne parlato nel fine settimana con il segretario generale dell’Onu Antonio Guterres, «per capire se sia possibile un’iniziativa a Hormuz simile a quella sul Mar Nero per il grano dell’Ucraina». Oltre alle forniture energetiche, ha avvertito la responsabile della diplomazia Ue, le tensioni rischiano di colpire anche il mercato dei fertilizzanti e, a cascata, la produzione alimentare. «Se quest’anno ci sarà una mancanza di fertilizzanti, l’anno prossimo si verificherà una carenza di cibo», ha messo in guardia. Naturalmente nulla è scritto sulla pietra, siamo solo alle battute iniziali ma la presenza di Guterres al Consiglio Europeo in programma il 19 e 20 marzo può dare un impulso all’ipotesi.

Il patto del grano

Siglato da Ucraina, Russia, Turchia e Nazioni Unite per riaprire le esportazioni agricole ucraine dopo il blocco dei porti causato dall’invasione russa, il “patto del grano” servì a sbloccare circa 20 milioni di tonnellate di cereali rimaste ferme nei silos ucraini dopo l’aggressione russa. L’intesa istituiva un corridoio marittimo sicuro nel Mar Nero per le navi in partenza dai porti Odessa, Chornomorsk e Yuzhny, con controlli coordinati a Istanbul da rappresentanti di Mosca, Kiev, Ankara e dell’Onu.

I risultati

Rimasto in vigore per circa un anno, prima del ritiro della Russia, il meccanismo ha consentito l’export di oltre 33 milioni di tonnellate di cereali e prodotti agricoli, in gran parte ai Paesi in via di sviluppo, contribuendo a raffreddare i prezzi ed evitare una crisi più grave soprattutto in Africa e Medio Oriente.

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