Arrivare a Roma – piaccia o meno è ancora il centro della cristianità – e tenere conferenze sull’Anticristo può quantomeno sembrare eccentrico, anche se la città da sempre digerisce tutto. Ma Peter Thiel ha un patrimonio di 30 miliardi di dollari, stimato per difetto, ed è uno dei principali ispiratori del trumpismo, non solo tecnologico, ma profondamente ideologico, Maga in purezza. Insomma, quando si muove fa rumore, specie ora in tempi di guerra combattuta, un conflitto, quello contro l’Iran, che rientra pienamente nella matassa ideologica di Thiel. Da oggi a mercoledì a Roma il cofondatore di PayPal e di Palantir, la società di data mining che ha collaborato con l’amministrazione Trump nella sua campagna per l’espulsione dei migranti, e che è salita in borsa del 500% in meno di cinque anni (lui ha il 3% ma la controlla) illustrerà a un pubblico selezionato e misterioso cosa è per lui l’Anticristo. In realtà lo ha scritto in un libello pubblicato anche in Italia, “Il momento straussiano”, in cui afferma tra l’altro che il secolo è iniziato l’11 settembre 2001.
Thiel da tempo ha identificato l’Anticristo dei tempi moderni nei personaggi e nelle istituzioni che a suo dire fingono di portare messaggi di pace e stabilità. Insomma, il diavolo di Thiel prende le forme della regolamentazione tecnologica, della governance globale e della lotta al cambiamento climatico, forme che fingerebbero di dare sicurezza ma che in realtà toglierebbero libertà ai cittadini. Chi sono? Bill Gates, certo, e anche l’attivista ambientale Greta Thunberg, per dirne un paio. Ma perché Roma? Si capirà qualcosa più avanti, ma certamente ha un peso la presenza nella capitale del primo Papa “americano”, definito “woke” da Thiel: Prevost, critico verso l’amministrazione Usa, da quando è stato eletto, ha posto una grande attenzione verso i pericoli dell’intelligenza artificiale e ci si attende su questo una prossima enciclica.
Se il papa agostiniano non piace – solo due giorni fa si è chiesto se quei cristiani che fanno le guerre poi fanno esame di coscienza… – non parliamo poi di Francesco, che per questo mondo che si nutre di polpettoni millenaristici era il vero nemico da battere (in questo molti vescovi Usa erano d’accordo). La sostanza del messaggio di Thiel: la barriera contro la fine dei tempi, il Katéchon (la forza frenante che ritarda la venuta dell’Anticristo), non saranno le istituzioni religiose – pur infarcite di nuovi dogmi – ma si reincarna nelle aziende tecnologiche, in particolare nella sua (di Elon Musk si sono perse le tracce).
Le conferenze – che vedono coinvolta l’associazione culturale Vincenzo Gioberti di Brescia – non si terranno in un’università pontificia, come inizialmente sembrava, ma in luoghi da scoprire, ma prima ci sarà una messa, ovviamente in latino, a San Giovanni Battista dei Fiorentini, che andrà in contemporanea con una partita di calcio, e qualche defezione è da attendersi.
Per quanto riguarda i temi della conferenza «le sue osservazioni saranno incentrate su scienza e tecnologia e commenteranno la teologia, la storia, la letteratura e la politica dell’Anticristo. Tra i pensatori religiosi a cui Peter si ispirerà figurano René Girard, Francis Bacon, Jonathan Swift, Carl Schmitt e John Henry Newman, si legge in un invito, anche se qualche quesito potrebbe essere posto circa la presenza di un buffet, perché Leo Strauss va bene ma a ’na cert’ora si mangia. Magari c’è chi pensa che sarà a Roma anche per fare qualche buon affare nel campo della difesa, mischiare sacro (?) e profano è una specialità trasversale nel mondo intero, ma che nel trumpismo ha raggiunto picchi impensabili.











