«Anche se non siamo nella zona rossa del conflitto, c’è un’emergenza evacuazione: la gente si è trattenuta abbastanza su questo territorio». A parlare è Giorgia Marazzi, console onoraria per l’Italia alle Maldive. Da quando il 28 febbraio scorso è scoppiato il conflitto in Medio Oriente, su di lei – in contatto con la Farnesina – incombe l’onere di far rientrare a casa i connazionali bloccati a Malè. Fermo restando la priorità assegnata dal ministero a chi è rimasto intrappolato nelle zone di guerra. Le stesse città – Dubai, Abu Dhabi, Doha – su cui fanno scalo la maggior parte delle compagnie tra l’Italia e le Maldive.
«Bisogna evacuare il più possibile – prosegue Marazzi -. Sul territorio maldiviano, rispetto ad altre destinazioni esotiche, c’è maggior presenza italiana: tante famiglie, tante persone che non viaggiano con tour operator e che sfuggono ai radar. Anche persone con poche finanze e questo rende la situazione più complessa».
Chi parte e chi resta
In attesa che anche il ministero dei Trasporti batta un colpo e in assenza di una compagnia di bandiera, fino a poco fa la programmazione dei voli di rientro, concentrata nei weekend, è rimasta quasi immutata. Solo negli ultimi giorni c’è stata un’accelerazione tra voli commerciali e charter, resi disponibili dall’Unità di crisi della Farnesina.
«Stiamo veicolando le persone con poche finanze sui voli rescue a mille euro – spiega la console -. Gli altri devono attendere che si sblocchi il loro volo originario, non possiamo fare altrimenti. Le spese di soggiorno, ovviamente, sono a carico loro».
Nel frattempo resta aperta la questione dei rimborsi, specialmente per chi ha acquistato tramite siti web intermediari, che affidano l’assistenza dei propri clienti alle risposte lunari di un chatbot.


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