Quando ci sono shock sui mercati, come quello della guerra in Medio Oriente, gli investitori vendono le attività finanziarie più rischiose e si rifugiano in quelle più solide.
Sul mercato obbligazionario sono i titoli meno affidabili a subire vendite, ribassi dei prezzi e un ampliamento dello spread. Lo spread è, infatti, la differenza di rendimento rispetto ai più affidabili titoli di Stato che queste obbligazioni devono pagare per attrarre gli investitori. L’aumento del rendimento è un’arma a doppio taglio, perché comporta un maggiore guadagno, ma segnala la vulnerabilità dell’obbligazione, tanto maggiore quanto più lontana è la scadenza e meno affidabile è l’emittente.
Secondo gli esperti, tuttavia, nei giorni scorsi l’ampliamento degli spread è stato contenuto anche per i titoli obbligazionari high yield (alto rendimento) che sono, appunto, più rischiosi.
Questione di energia
«Gli spread high yield – afferma Simon Wiersma, investment manager di Ing – hanno mostrato una notevole tenuta e si sono ampliati lievemente, tra il 3% e il 3,2% negli Usa e il 2,4%-2,6% in Europa. Ciò suggerisce che i mercati pensano a uno shock legato all’energia, piuttosto che a uno stress creditizio, perché i bilanci societari sono complessivamente solidi, i tassi di default delle società emittenti sono attesi in calo e il rendimento continua ad attenuare l’impatto dei movimenti di prezzo».
La temuta fiammata inflazionistica derivante dal rincaro del petrolio e del gas causato dal conflitto è la chiave per capire i movimenti del mercato. «L’impennata del gas di oltre il 50% in due giorni con le forniture del Qatar interrotte – precisa Federico Valesi, Cfa, responsabile fixed income di Quaestio Sgr – è il vero ago della bilancia: se i prezzi energetici restano elevati a lungo, la preoccupazione si sposta dalla volatilità di breve al rischio di recessione, che a quel punto farebbe scendere i rendimenti governativi e colpirebbe gli spread high yield più fragili».













