Oltre 120 sistemi di accumulo di energia di grandi dimensioni, con almeno 1 gigawatt di capacità, entreranno in funzione nel mondo quest’anno, secondo le previsioni degli analisti di settore. Più del doppio dei 50 giga-accumuli entrati in funzione nel 2025. Gran parte di questi progetti si stanno realizzando in Cina, che ha già 137 gigawatt di accumuli stazionari operativi (di cui 58,5 gigawatt idroelettrici). Per fare un paragone con il resto del mondo, solo in dicembre la Cina ha installato 18 gigawatt di mega-batterie, più di quanto gli Usa e l’Europa abbiano installato in tutto il 2025. Si tratta perlopiù di batterie agli ioni di litio (a parte i pompaggi idro), ma cominciano a far capolino anche le batterie a flusso, perché il litio si scarica troppo velocemente e non è molto adatto per gli accumuli di lunga durata.
La più grande batteria a flusso al vanadio del mondo
All’inizio di gennaio è entrata in funzione nella contea di Jimusar, nello Xinjiang, la più grande batteria a flusso al vanadio del mondo, con una capacità di accumulo 1 gigawattora e una potenza di 200 megawatt. Il sistema, integrato con un impianto fotovoltaico da 1 gigawatt, è il primo al mondo a raggiungere la soglia del gigawattora utilizzando la tecnologia a flusso e consentirà di utilizzare 230 gigawattora di energia rinnovabile in più ogni anno. Oltre all’impianto di Jimusar, Rongke Power ha già messo in funzione un sistema da 100 megawatt a Dalian nel 2022 e uno da 175 megawatt a Wushi, entrato in esercizio nel 2024. Queste dimensioni non trovano equivalenti fuori dalla Cina, dove i progetti a flusso attualmente operativi si collocano su ordini di grandezza molto inferiori. La più grande batteria a flusso al vanadio d’Europa è un impianto da 2 megawatt che fa parte del progetto RedoxWind del Fraunhofer, operativo da quest’estate vicino a Karlsruhe.
L’alternativa del manganese
In Italia, la piccola Green Energy Storage ha preso una strada diversa, scegliendo il manganese come elettrolita liquido e triplicando così la densità tipica di una batteria al vanadio. La sua batteria a flusso è stata presentata a fine gennaio a Rovereto dopo un percorso di ricerca durato un decennio, speso per individuare un’alternativa al litio che rispettasse criteri stringenti: doveva essere un materiale green, poco costoso, di cui già esiste una filiera produttiva affidabile e preferibilmente europea. «Il manganese è il dodicesimo elemento più diffuso sulla crosta terrestre, non è tossico (mentre il vanadio sì) ed è un metallo di largo impiego per la produzione di leghe di alluminio e di acciaio inossidabile, per cui c’è già una filiera europea, con le relative economie di scala», spiega il fondatore e presidente di Ges Salvatore Pinto. Per di più, ha consentito di arrivare a una densità di circa 80 Wh/kg, ben più alta delle batterie che usano il vanadio.
Disaccoppiamento energia/potenza
La soluzione di Ges – che si è meritata nel 2022 un finanziamento Ipcei (Important Projects of Common European Interest) di 61,5 milioni di euro – è una batteria a flusso che disaccoppia in maniera strutturale energia e potenza. Questa architettura consente di dimensionare separatamente lo stack, responsabile della potenza erogata, e il serbatoio dell’elettrolita, che determina invece la quantità di energia accumulabile. L’energia viene immagazzinata sotto forma di idrogeno, autoprodotto all’interno del sistema e confinato in un circuito chiuso di carica/scarica, senza necessità di apporti esterni. Rispetto alle batterie al vanadio, la tecnologia di Ges utilizza un solo serbatoio di elettrolita e impiega una quantità di materiali nettamente inferiore, a parità di energia accumulata. Per questa ragione, e per il basso costo dell’elettrolita, secondo i calcoli dell’azienda il kilowattora accumulato e poi restituito al sistema avrà un costo medio significativamente più basso rispetto alle tecnologie oggi dominanti nelle applicazioni oltre le quattro ore di durata del ciclo. Al di sotto di questa soglia restano più competitive le batterie al litio, i cui costi si sono ridotti del 90% negli ultimi dieci anni e continuano a calare a ritmi sostenuti.
Con la presentazione del prototipo, ora per Ges comincia la fase dell’industrializzazione, che si avvale della collaborazione con i partner Manica per la chimica dell’elettrolita, Rina per la validazione tecnologica, De Nora per le piattaforme di testing e Fraunhofer per le operazioni di ricerca e sviluppo. «Saremo i campioni europei degli accumuli di lunga durata», assicura Pinto, che prevede la produzione dei primi moduli già quest’anno e il debutto sul mercato all’inizio del prossimo. In Europa, intanto, dominano i cinesi: il più grande sistema di accumulo di lunga durata del continente è una batteria al carburo di silicio da 200megawatt/800 megawattora della Sungrow di Hefei, installata l’anno scorso in Belgio per conto di Engie.












