
Le grandi città europee raccontano storie di prosperità e crescita, ma anche di profonde disuguaglianze. Milano, Parigi, Atene e Madrid mostrano come centri economici e culturali possano convivere con periferie segnate da precarietà abitativa, difficoltà di accesso ai servizi e marginalizzazione sociale. Dalle banlieues parigine ai quartieri popolari milanesi, dai sobborghi ateniesi alle periferie madrilene, emerge un filo comune: lo sviluppo urbano spesso avanza più rapidamente del tessuto sociale, generando città “a due velocità” dove le opportunità non sono distribuite in modo equo. Analizzando redditi, accesso alla casa, trasporti e spazi pubblici, questi reportage offrono uno sguardo comparato su come le periferie delle metropoli europee vivano una doppia realtà, tra ricchezza e fragilità. Dopo la prima puntata dedicata a Milano, di seguito il reportage su Parigi.
Parigi è il cuore culturale, storico ed economico della Francia. La città attira investimenti, turismo e innovazione, ma al di là degli Champs-Élysées, dei boulevards e dei quartieri del lusso, esiste un’altra realtà. Le banlieues – i sobborghi popolari – raccontano una storia complessa di disuguaglianze sociali ed economiche, immigrazione post-coloniale, rinnovamento urbano e resilienza comunitaria.
“La banlieue è un villaggio dove tutti si conoscono, dove ci sono delinquenti, bugiardi, persone gentili e persone cattive. Dove ci sono storie che si tramandano, disgrazie e gioie”, spiega Rachid Laïreche, giornalista di Libération originario di Montreuil, comune della Seine-Saint-Denis. “Un villaggio dove ci sono più poveri che altrove”.
Disuguaglianze economiche e sociali
La Seine-Saint-Denis, conosciuta come “Neuf-trois” (93), è il dipartimento più povero della Francia metropolitana: su 1,6 milioni di abitanti, il 27,6% vive sotto la soglia di povertà, contro una media nazionale del 15,4%. A Aubervilliers, ad esempio, il 10% delle famiglie sopravvive con meno di 609 euro al mese. “Il fatto che si tratti di quartieri precari, poveri, dice tante cose”, osserva Héléna Berkaoui, giornalista e caporedattrice del Bondy Blog, nato a seguito delle rivolte del 2005. “Ci sono delle dinamiche sociali molto forti: legami di vicinato, solidarietà tra gli abitanti, reti informali di aiuto reciproco”.
Eppure, nonostante la vicinanza al centro di Parigi, i quartieri soffrono di carenze strutturali. Manca personale scolastico, medico, forze dell’ordine e magistrati: ci sono solo 49,8 medici di base ogni 100mila abitanti, contro la media nazionale di 83,5. I tribunali sono sull’orlo del collasso e le infrastrutture industriali, data center, inceneritori e autostrade, espongono la popolazione a inquinamento, caldo torrido e precarietà energetica.








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