Storie Web domenica, Febbraio 22
Ansaldo vende all’estero i compensatori per stabilizzare le reti con rinnovabili

La crescita delle fonti rinnovabili nel mix energetico europeo sta procedendo con rapidità; e il fatto che, in particolare l’eolico e il solare, dipendano da fattori non programmabili, sta modificando in modo significativo il funzionamento delle reti elettriche: l’intermittenza di queste tecnologie, unita alla diffusione delle connessioni in corrente continua, che riducono l’inerzia elettrica naturale, richiede lo sviluppo di nuove soluzioni per garantire la stabilità del sistema e la continuità del servizio.

In questo, l’Italia è all’avanguardia, grazie all’utilizzo, ormai adottato da oltre un decennio, dei compensatori sincroni, dotati, in più, di un volano. Macchinari, del valore di circa 50 milioni di euro ciascuno, realizzati da Ansaldo Energia, che già li fornisce a Terna, e ora sta entrando, con decisione, nel mercato Ue. È dei giorni scorsi il primo contratto del gruppo nel Regno Unito, con Tsk Uk: l’azienda tricolore doterà di un compensatore, e di tutti i componenti ausiliari, il Necton greener grid park di Statkraft, progetto dedicato alla stabilità della rete elettrica, attualmente in costruzione nel Norfolk. L’accordo prevede anche le attività di messa in servizio e la formazione del personale operativo dell’impianto.

Compensatore sincrono

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Italia all’avanguardia

Si tratta di un campo in cui il know-how tecnologico messo a disposizione dal nostro Paese ha (per ora) pochi competitor – sostanzialmente la tedesca Siemens e l’americana Ge Vernova – e in cui i colossi asiatici non si sono ancora fatti spazio. Il che consente, al gruppo italiano, di puntare su un rapido allargamento delle vendite in Europa, specie nel Nord del continente e nelle isole, come Gran Bretagna e Irlanda nonché in Spagna e Portogallo. A spiegare i progetti futuri (e il passato) è Federico Bonzani, chief technology officer di Ansaldo Energia.

«La cosa interessante – chiosa – è che non parliamo di una tecnologia innovativa, ma di una tecnologia matura e disponibile che è stata, in qualche modo, reinterpretata e reimmessa sul mercato, proprio per far fronte alle nuove necessità sorte con l’utilizzo, sempre maggiore, delle rinnovabili. In precedenza, quando l’energia veniva erogata con impianti fossili, che non avevano il problema dell’intermittenza, i compensatori erano utilizzati come generatori. Agganciati a una turbina a vapore o a gas, servivano per convertire l’energia cinetica e termica in energia elettrica. L’idea di usarli come stabilizzatori è venuta negli anni più recenti, proprio a seguito dei problemi di intermittenza legati alla crescita delle rinnovabili. In più, siccome un compensatore sincrono, da solo, ha un’inerzia limitata, lo abbiamo agganciato a un volano, che pesa fino a 200 tonnellate (quello in Uk sarà di 157, ndr), ha una lunghezza di circa 10-12 metri e un diametro di 4-5 metri».

Nuovo prodotto nato da macchine già esistenti

Si tratta, prosegue Bonzani di «una massa consistente, che ruota e che garantisce quell’inerzia necessaria a mantenere la frequenza di rete corretta e, soprattutto, a evitare gli sbalzi di frequenza; mentre il compensatore, da parte sua, fornisce la potenza reattiva per garantire la corretta tensione di rete. Insomma, noi avevamo disponibile questa macchina, che non è altro se non un turbo generatore elettrico e, aggiungendo il volano, abbiamo creato un prodotto nuovo, da utilizzare in maniera differente: per le rinnovabili, appunto. È una vera strategia aziendale, con la quale promuoviamo soluzioni già disponibili, per un differente utilizzo».

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