
Con l’arresto dell’ex principe Andrea, la monarchia britannica entra in una delle sue fasi più delicate degli ultimi decenni. Ma qual è la portata dell’accusa e che effetti avrà sulla tenuta della Corona? Ne abbiamo parlato con Robert Hazell, barrister e fondatore della Constitution Unit, il think tank di University College London specializzato in riforme costituzionali.
Professor Hazell, quanto è grave il reato contestato al principe e che cosa dovrebbe dimostrare l’accusa?«Si tratta di un’accusa seria: il reato di misconduct in public office, cioè abuso di funzione pubblica. È un reato di common law, quindi non previsto da una legge statutaria specifica, ma derivante dal diritto consuetudinario. Per ottenere una condanna, l’accusa dovrebbe dimostrare che, al momento dei fatti, il principe ricopriva un incarico pubblico e che ha abusato della fiducia connessa a tale ruolo in modo così grave da configurare un vero e proprio tradimento della fiducia pubblica, senza una giustificazione ragionevole».
Quali conseguenze legali potrebbe affrontare Prince Andrew?«Essendo un reato di common law, la pena massima teorica può arrivare fino all’ergastolo».
Ed è realistico che gli venga data?«No, è altamente improbabile. Anche in caso di colpevolezza, un’eventuale pena detentiva sarebbe verosimilmente molto inferiore rispetto a quelle previste per reati ben più gravi, come l’omicidio».
Ma in quanto membro della famiglia reale, non gode di protezioni o privilegi particolari?«No. Non esiste alcuna protezione legale o trattamento speciale. Sotto il profilo penale è un cittadino come chiunque altro. Questo vale per tutti i membri della famiglia reale, con l’eccezione del sovrano. Il re, in quanto capo dello Stato, gode di specifiche immunità, analoghe a quelle riconosciute ai capi di Stato in altri ordinamenti, come il Presidente della Repubblica in Italia».







