
Gli U2 pubblicano a sorpresa, in questo mercoledì delle Ceneri, “U2-Days Of Ash”, il nuovo EP della band, che comprende cinque nuove canzoni e una poesia. Si tratta di un progetto collaterale rispetto all’album previsto per la fine del 2026, dettato dalla necessità di dare una risposta immediata agli eventi globali e ispirata alle molte persone straordinarie e coraggiose che combattono in prima linea per la libertà. Quattro dei cinque brani parlano di persone le cui vite sono state brutalmente stroncate negli Usa, in Israele, in Iran. Un soldato (ucraino) che preferirebbe cantare, ma è pronto a morire per la libertà del suo Paese. Questi i titoli dei brani: American Obituary, The Tears Of Things, Song Of The Future, Wildpeace, One Life At A Time e Yours Eternally (in collaborazione con Ed Sheeran & Taras Topolia). “È stato emozionante ritrovarci tutti e quattro insieme in studio nell’ultimo anno…
Le canzoni di Days of Ash sono molto diverse per atmosfera e tema da quelle che inseriremo nel nostro album più avanti nel corso dell’anno – ha raccontato Bono -. Questi brani dell’EP non potevano aspettare; erano impazienti di essere diffusi al mondo. Sono canzoni di sfida e sgomento, di lamento. Seguiranno canzoni di festa, ci stiamo lavorando adesso… perché nonostante tutte le cose terribili che vediamo normalizzate ogni giorno sui nostri piccoli schermi, non c’è nulla di normale in questi tempi folli e esasperanti e dobbiamo opporci prima di poter tornare ad avere fiducia nel futuro. E l’uno nell’altro”.
Larry Mullen Jr. ha aggiunto: “Credo che queste nuove canzoni siano all’altezza dei nostri lavori migliori. Fin dai nostri esordi, quando collaboravamo con Amnesty o Greenpeace, non abbiamo mai esitato a prendere posizione e a volte questo può creare qualche problema, perché c’è sempre una sorta di contraccolpo, ma è una parte importante di ciò che siamo e del motivo per cui esistiamo ancora”. E The Edge ha spiegato: “Crediamo in un mondo in cui i confini non vengono cancellati con la forza. In cui la cultura, la lingua e la memoria non vengono messe a tacere dalla paura. In cui la dignità di un popolo non è negoziabile. Questa convinzione non è temporanea. Non è una moda politica. È il terreno su cui poggiamo i piedi”.






