
Nello stabilimento di Grugliasco ti accolgono bracci robotici e macchine industriali. Nell’attesa di vedere anche qui robot umanoidi con testa, gambe e braccia pronti ad accogliermi, la missione è quella di vedere da vicino l’anello di congiunzione tra l’uomo e il robot. Molto da vicino. Ho così indossato e provato MATE-XT GO, il nuovo esoscheletro indossabile progettato da Comau e presentato pochi giorni fa. Nato per supportare braccia e spalle dei lavoratori durante attività ripetitive o sopra il livello delle spalle.
Per essere sinceri, mi sono limitato a scaricare e caricare quattro casse dal peso di 5 chilogrammi. Quindi non ho simulato l’esperienza di un blue collar, cioè di un lavoratore manuale. Ma quei pochi movimenti mi hanno convinto che tra noi, i cyborg e i robot umanoidi ci sono dei passaggi intermedi, dove non sei un pezzo di una macchina ma ti limiti a usare la fisica per fare meno fatica. La sensazione è quella di una bicicletta con una pedalata assistita dolce, mai violenta. Dove non c’è sostituzione ma integrazione con la macchina.
Il contesto della robotica lo conosciamo. Si parla ovunque di invasione dei robot umanoidi. Tanto che il punto non è più «se» la robotica entrerà nelle nostre vite, ma «come». E qui si gioca la partita a scacchi tra il robot umanoide e l’esoscheletro. Chi vincerà? Chi arriverà prima sul luogo di lavoro e, soprattutto, nelle nostre case?
Gli esoscheletri – spiega Duilio Amico, responsabile delle tecnologie indossabili di Comau – hanno tre macro componenti: un’interfaccia uomo-macchina fatta di componenti tessili, sviluppati con Ferrino (quella degli zaini), per essere traspiranti; una parte in fibra di carbonio per garantire leggerezza e resistenza; e il sistema di supporto vero e proprio. Come funzionano? «Accumulano energia in una fase del movimento a favore di gravità» e la rilasciano quando serve. Sono definiti esoscheletri passivi proprio per differenziarli da quelli con le batterie. «Quelli passivi – spiega Duilio – sono più facili da usare, da manutenere e sono più accettati dai lavoratori (blue collar) che vogliono essere “assistiti e non controllati dalla macchina”». Hanno applicazioni per lavori ripetitivi ma in ambienti non standard, nel senso che non nascono per le catene di montaggio ma, per esempio, per i magazzini, per decorare edifici, per tinteggiare o per gli artigiani. Quelli con batteria, invece, sono usati in ambito sanitario per reimparare a camminare dopo un ictus, dove c’è bisogno di una guida.
Per entrare nello specifico, il Mate-XT GO ha un peso inferiore a 3 kg, si indossa in 30 secondi e non hai nulla di elettrico addosso. Solo molle che accompagnano i tuoi movimenti. Il progetto nasce nell’era pre-Covid, da una «open innovation» con una startup della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa chiamata IUVO (dal latino «aiuto»), nata come spin-off dell’Istituto di Biorobotica nel 2015. Nel 2017 Comau ha acquisito la maggioranza di IUVO attraverso una partnership con gli islandesi di Össur, leader nelle protesi ortopediche. Il prodotto finale nasce dall’unione di queste competenze.











