
“Nessuna sorpresa, tutto come previsto”. Il sindaco di Terni, Stefano Bandecchi, lasciando il tribunale di Roma, ‘incassa’ senza apparente rabbia la decisione del gup di Roma che lo ha rinviato a giudizio per l’accusa di evasione fiscale. Il giudice di piazzale Clodio ha recepito la richiesta della Procura che contesta all’indagato – nella sua veste di amministratore di fatto dell’università telematica Unicusano – il mancato pagamento di imposte per oltre 20 milioni di euro per un periodo che va dal 2018 al 2022.
Oltre Bandecchi, a processo anche altre tre persone che hanno rivestito ruoli di responsabilità nella società: si tratta dell’allora presidente del Cda, dell’amministratore delegato pro tempore e del firmatario del Modello Unico. Il processo è stato fissato al prossimo 4 giugno davanti al giudice del tribunale monocratico.
Nella richiesta di rinvio a giudizio i pm scrivono che Bandecchi, in concorso con gli altri tre indagati, “al fine di evadere l’imposta sul reddito della società” ha omesso “di indicare nella dichiarazione Ires elementi imponibili” per una cifra che complessivamente supera i 20 milioni di euro. Gli indagati si sono, quindi, avvalsi “dell’illecita fruizione fiscale prevista all’articolo 74 del Testo unico delle imposte sui redditi”.
Un fiume di denaro che sarebbe stato “reimpiegato” in investimenti che nulla hanno a che vedere – secondo quanto accertato dalla Guardia di Finanza – con il core business dell’Ateneo telematico. Nel gennaio del 2023 i finanzieri hanno proceduto al sequestro di un vero e proprio patrimonio. Tra i vari investimenti, l’Università ha acquistato, per finalità non strumentali alla formazione universitaria, un elicottero e quattro auto di lusso e sarebbero state addebitate all’Ateneo anche spese personali dell’imprenditore per 1,9 milioni di euro: si tratta perlopiù di biglietti aerei, soggiorni in alberghi per motivi estranei all’attività istituzionale.
Sono state sequestrate una Rolls Royce Phantom di proprietà dell’Ente e acquistata nel 2018 dall’Ateneo per 550mila euro “con bonifici provenienti dai conti correnti intestati all’università “, e una Ferrari, acquistata nel 2020 per 505mila euro “con bonifici – è detto nel decreto di sequestro -provenienti per almeno 200mila euro dai conti correnti intestati all’Università”.









