Storie Web lunedì, Febbraio 16
Rubio in visita a Budapest: gli Usa pronti al sostegno finanziario di Orban

Un supporto che va oltre il tifo politico e tocca apertamente il tema del sostegno finanziario, «perché il successo di Orban è il nostro successo». Lo ha detto senza mezzi termini ieri il segretario di Stato americano Marco Rubio, durante la sua visita di stato a Budapest per incontrare il primo ministro ungherese Viktor Orban, in vista delle prossime elezioni di aprile in cui la vittoria dell’attuale premier sembra tutt’altro che scontata. «Posso dirvi con sicurezza che il presidente Trump è profondamente impegnato per il suo successo – ha detto Rubio durante la conferenza stampa, rivolgendosi direttamente a Orban – perché questo rapporto che abbiamo qui nell’Europa centrale attraverso di lei è essenziale e vitale per i nostri interessi nazionali negli anni a venire».

Il segretario di Stato americano ha parlato di «età dell’oro» nelle relazioni tra Usa e Ungheria. E se dovesse servire a garantire un nuovo mandato al partito populista di Orban, ha aggiunto, gli Usa apriranno anche i cordoni della borsa: «Se doveste affrontare difficoltà finanziarie – ha detto Rubio – se doveste affrontare ostacoli alla crescita, o se doveste affrontare situazioni che minacciano la stabilità del suo Paese, so che il presidente Trump sarebbe molto interessato». Il segretario di Stato ha quindi promesso ulteriori investimenti di aziende statunitensi in Ungheria.

In Europa il premier ungherese è da tempo uno degli alleati di Trump e si è spesso scontrato con l’Unione europea in favore delle posizioni del presidente americano. La vicinanza con il populismo statunitense non ha impedito però a Orban di mantenere rapporti cordiali non solo con la Russia in chiave anti-ucraina, ma anche con la Cina, che è oggi un importante investitore nel Paese a cominciare dal maxi-stabilimento Byd. «Non ci sono punti di conflitto nelle relazioni tra Ungheria e Stati Uniti – ha voluto specificare sempre ieri Orban, a chi gli faceva notare questa contraddizione – Budapest e Washington possono parlare di tutto, anche di Cina».

Il voto del 12 aprile avrà importanti implicazioni non solo per il governo ungherese, ma anche per il rafforzamento – o l’indebolimento, nel caso di una sconfitta di Orban – dei movimenti politici conservatori e di estrema destra in Europa. In Ungheria il partito di Orban, Fidesz, è al governo dal 2010 ma la strada per la sua riconferma appare oggi in salita. Oltre alla crescita dell’opposizione guidata da Peter Magyar, che punta a riportare l’Ungheria nel solco dell’Unione europea, Orban oggi deve fare i conti con le accuse di corruzione e le difficoltà a rilanciare l’economia, da quando l’inflazione è aumentata dopo l’invasione russa dell’Ucraina e la crescita è stagnante da tre anni.

Il premier ha ridotto le tasse, aumentato i salari e promosso mutui agevolati per rafforzare il consenso elettorale, ma tutte queste misure hanno comportato un deficit di bilancio molto elevato e un’ulteriore corsa dell’inflazione. Ecco perché un eventuale soccorso finanziario da parte degli Stati Uniti aumenterebbe le chance di successo per Orban. Ma l’interventismo Usa non incontra il favore della Ue: «Noi qui in Europa abbiamo un approccio diverso – ha dichiarato la portavoce della Commissione europea, Paula Pinho – non è nostra abitudine sostenere i candidati nel bel mezzo di una campagna elettorale».

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