
Se innovare è uno degli imperativi del millennio, l’integrazione profonda di servizi tecnologici all’interno delle strategie delle imprese è uno dei fenomeni che sta ridisegnando il panorama della competitività globale. Negli ultimi anni in Italia l’Open Innovation – l’ecosistema di servizi che accompagnano le aziende lungo il percorso di innovazione attraverso la collaborazione con startup, università e partner tecnologici, per intercettare idee e progetti difficilmente sviluppabili internamente – è infatti definitivamente uscita dalla fase sperimentale per diventare una caratteristica strutturale dei piani di crescita di grandi gruppi aziendali, e non solo.
Così dalla domanda del passato – adottare o meno modelli di “innovazione aperta”? – la riflessione attuale si è spostata su un livello più avanzato. E cioè su come si può implementare l’Oi, in modo continuativo, allineandola alle priorità dell’impresa. Più che un insieme di iniziative sporadiche, l’Oi deve essere interpretata oggi come un sistema di processi, competenze e relazioni da integrare appunto nei processi aziendali.
Il mercato supera i 900 milioni di valore
A fotografare come si muove, in questo momento, il comparto in Italia è l’Osservatorio Open Innovation Lookout 2026 realizzato dal gruppo di ricerca Innovation & Strategy della Polimi School of Management insieme a Lab11, spin-off della Scuola Sant’Anna di Pisa, con il coinvolgimento di imprese e professionisti del settore, che verrà presentato il prossimo 19 febbraio.
«Per le imprese, comprendere le logiche di funzionamento di questo ecosistema diventa un elemento chiave per orientarsi», spiega Federico Frattini, della School of Management del Politecnico di Milano e direttore scientifico dello studio insieme al collega Josip Kotlar e ad Alberto Di Minin, della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, «non si tratta più soltanto di selezionare un fornitore, ma di saper leggere e attivare combinazioni efficaci di attori, competenze e modelli di collaborazione». Da un punto di vista dimensionale, non stupisce che il mercato di questi servizi sia in ascesa: 902 milioni di euro di valore complessivo ad oggi, con un aumento di 160 milioni in un anno.
La mappa dei player e le potenzialità del venture clienting
Il panorama degli attori appare disomogeneo: al vertice per fatturato si posizionano le società di consulenza specializzate, i parchi scientifico-tecnologici e i corporate innovation hub. Le prime cinque categorie di player per giro d’affari rappresentano il 31% del campione (composto da 503 organizzazioni) e concentrano ben l’81% dell’intero mercato. L’analisi del triennio 2023-2025 evidenzia come le società di consulenza Oi siano quasi raddoppiate in Italia (passando da 58 a 103), così come startup studio e venture builder (da 37 a 75), confermandosi tra i motori del sistema.








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