Storie Web domenica, Febbraio 15
L’intelligenza artificiale scombina le carte della consulenza finanziaria

Dopo anni di resistenza a cambiamenti normativi (come la Retail Investment Strategy), il settore della consulenza finanziaria si trova ora a tremare non per una legge, ma per un’accelerazione tecnologica tangibile, ovvero lo tsunami dell’intelligenza artificiale. E se Hazel (Altruist) è il “caso del giorno” che ha scosso i titoli in Borsa proprio in questi giorni, Claude di Anthropic ha gettato le basi per questa rivoluzione già nei mesi precedenti. Hazel si presenta come un prodotto finale, per ora destinato solo ai consulenti come uno strumento di lavoro, ma potrebbe nel tempo arrivare anche ai risparmiatori finali. Anche se questo passaggio deve fare i conti con i possibili profili di responsabilità nel caso di indicazioni precise di investimento ai retail.

Questo mette definitivamente in crisi il modello della consulenza attuale? Spiega Emanuele Carluccio, professore di economia degli intermediari finanziari a Verona: «Non si può non riconoscere che le reti di consulenti abilitati all’offerta fuori sede si sono adagiate, negli ultimi anni su un modello di business ben consolidato che, nello stesso arco temporale, ha visto registrare una crescita importante delle masse intermediate e, quindi, la loro redditività. I tentativi della Commissione Europea di introdurre un modello di business diverso sono naufragati e questo, a sua volta, ha contribuito a fare in modo che i principali attori del mercato non mettessero in discussione un modello premiato sia dai clienti, sia dai risultati economici che nel 2025 e in questa primissima parte del 2026 continuano a far registrare numeri da record».

Quali sono allora i motivi di preoccupazione che hanno determinato il ribasso dei titoli di alcune importanti realtà del settore del risparmio gestito? «Il sentiment di incertezza – continua Carluccio – non è nuovo per il mondo del risparmio gestito visto che da ormai qualche anno si discute sul possibile ruolo dei Robo-advisor cercando di capire se questi possano davvero iniziare a dialogare direttamente con i clienti finali o debbano, più semplicemente, essere utilizzati dai consulenti per fare valutazioni più approfondite, scelte più razionali; questo dibattito è tornato di attualità e con una forza ancora maggiore per effetto della rapida diffusione dell’intelligenza artificiale e della tokenizzazione degli asset finanziari che potrebbe portare ad una parziale disintermediazione dei tradizionali canali del mercato». Per il professore dunque, il tema non è nuovo ma le condizioni attuali sono diverse da quelle di 10-15 anni fa quando hanno iniziato a diffondersi i tools di financial planning. «Non si può trascurare – conclude – il fatto che le nuove generazioni sono sempre più digitali e che la dimestichezza con simili strumenti è aumentata in tutte le fasce di età; non è detto, quindi, che i tempi non siano maturi per la diffusione di sistemi di consulenza largamente automatizzata e a più basso costo. Spetterà sempre più ai consulenti l’onere di far percepire ai clienti il contenuto del supporto da loro offerto, l’importanza delle loro competenze e il “value for money” del servizio prestato».

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