Storie Web sabato, Febbraio 14
Vendemmia 2025  più scarsa del previsto. Ma le giacenze aumentano lo stesso (e i prezzi calano)

Nonostante una vendemmia che, alla prova dei fatti, si è rivelata più leggera delle previsioni le cantine italiane scoppiano per le giacenze di prodotto invenduto e i prezzi vanno a picco. È la denuncia lanciata dall’Unione italiana vini che ha riportato i dati comunicati il 13 febbraio dall’Italia alla Commissione Ue e che rilevano una produzione 2025 di vino che si è fermata a quota 44,58 milioni di ettolitri, in linea con l’anno precedente (+0,7%) . Le previsioni erano di 5o milioni di ettolitri.

Un risultato che nasconde anche alcuni aspetti positivi come la razionale riduzione delle rese produttive decisa dalle principali denominazioni italiane proprio in funzione della debolezza del mercato alle prese con calo dei consumi e i dazi Usa.
Tuttavia il contingentamento produttivo, operato sui territori per mantenere in equilibrio la filiera – secondo Uiv – non è però bastato visto l’attuale livello di giacenze.

«Ad oggi – ha commentato il presidente dell’Unione italiana vini, Lamberto Frescobaldi – dopo due vendemmie poco sopra i 44 milioni di ettolitri, nelle cantine italiane ci sono 61 milioni di ettolitri di vino, il 6% in più del pari periodo dello scorso anno. Dato che sale a quasi 68 milioni di ettolitri (+7,5%) se si comprendono i mosti. Ciò significa che attualmente non possiamo più permetterci non solo vendemmie in linea con la media degli ultimi dieci anni, a 47,5 milioni di ettolitri, ma nemmeno quelle con i volumi, sino a ora considerati bassi, dell’ultimo biennio. È il caso – ha aggiunto Frescobaldi – di rivedere a livello centrale l’attuale assetto produttivo attraverso riforme al Testo unico che garantiscano un sistema flessibile, in grado di aprirsi o comprimersi a seconda delle dinamiche di mercato”.

Gli stock in cantina indicano una forte eccedenza (+11,3%) per i vini comuni/varietali e per gli Igt bianchi (+10,5%). Più contenuto il trend delle giacenze legate ai vini Dop, a +3,6% (31,7 milioni di ettolitri).

«La situazione resta delicata – ha aggiunto il segretario generale Uiv, Paolo Castelletti – con i ritmi del prodotto in uscita in calo di circa il 20% non solo rispetto all’inizio del 2024, quando ci furono forti richieste di prodotto dagli Stati Uniti per via degli stock di magazzino accumulati in previsione dei dazi di Trump – ma anche rispetto al 2023, anno non influenzato da eventi esterni. Pur in presenza di una produzione non particolarmente abbondante, la dinamica dei prezzi dello sfuso resta tutto sommato molto fiacca, con le quotazioni dei vini comuni bianchi (quelli con maggiore mercato, per via degli utilizzi come base spumante) che nelle principali regioni produttrici segnano cali medi superiori al 10% rispetto all’anno passato. In tensione anche la situazione dei vini a denominazione, dove sono rarissimi i casi di quotazioni al rialzo, con i trend tendenti alla stabilità o al ribasso. Dinamiche – ha concluso – generate dalle difficoltà del mercato in Italia e all’estero, in particolare nei Paesi extra-Ue dove stimiamo un calo del 7% dell’export a tutto il 2025”.

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