Storie Web sabato, Febbraio 14
se l’AI soddisfa 6 ricerche su 10, come cambia la visibilità?

La ricerca online sta cambiando pelle, trasformandosi da un percorso che conduce a un sito web a una risposta sintetica che esaurisce l’interesse dell’utente direttamente sulla pagina dei risultati. 

Questo fenomeno, noto come zero-click search, sta dettando le nuove regole della visibilità: secondo i dati di SparkToro, il 59,7% delle ricerche nell’Unione Europea e il 58,5% negli Stati Uniti termina senza alcun clic verso l’esterno.

Con l’introduzione delle AI Overviews, le risposte generate automaticamente si posizionano in cima alla SERP (Search Engine Results Page), intercettando l’utente prima ancora che possa defluire verso i siti di editori o professionisti. Questa trasformazione non è solo un calo numerico, ma mette in discussione il valore economico dei contenuti.

Come riportato da Reuters, molti editori registrano perdite proprio perché l’AI soddisfa nell’immediato l’intento di ricerca. L’effetto di questo cambiamento così radicale genera nuove sfide per brand e professionisti: se da un lato rimane fondamentale presidiare i posizionamenti tradizionali per intercettare il traffico diretto, dall’altro occorre puntare sulla Generative Engine Optimization (GEO). La GEO è un’evoluzione della SEO dove i modelli generativi non premiano solo il traffico, ma l’identità e l’autorevolezza certificata dalle linee guida E-E-A-T di Google (Experience, Expertise, Authoritativeness, Trustworthiness).

Il fattore umano e il crollo dei profili corporate

Secondo Denise Cumella, esperta di autorevolezza e fondatrice di Libri d’Impresa, siamo a un punto di svolta: con la diffusione delle ricerche “zero-click”, chi non consolida il proprio brand personale rischia di sparire dall’orizzonte digitale.

Questa necessità di “umanizzazione” è supportata da dinamiche sociali precise: il pubblico oggi polarizza l’attenzione verso le persone piuttosto che verso le organizzazioni. La narrazione umana genera infatti un engagement mediamente 20 volte superiore rispetto ai profili corporate e, secondo LinkedIn Marketing Solutions, i contenuti personali ottengono una visibilità fino a 5,6 volte superiore (+561%).

L’autorevolezza moderna si poggia oggi su tre pilastri: la reputazione offline, i risultati di Google Search e le risposte fornite dagli assistenti AI. L’importanza di questo terzo pilastro è confermata dall’Edelman Trust Barometer 2024, che mostra come gli assistenti siano considerati affidabili dal 67% delle persone. Se l’algoritmo, interrogato su chi sia il massimo esperto di un settore, non trova segnali chiari, quel professionista semplicemente rischia di non esistere per l’utente finale.

Il paradosso del libro nell’era degli algoritmi

In quest’era digitale dominata da algoritmi fluidi, si verifica un paradosso affascinante: uno degli strumenti più antichi della civiltà, il libro, diventa un potente alleato della tecnologia d’avanguardia.

“Nella nostra visione — spiega Cumella — se l’intelligenza artificiale è un motore che macina dati, il libro d’impresa è il ‘combustibile nobile’ che ne orienta la direzione. Non è più solo un oggetto da leggere, ma un’ancora di stabilità informativa, un manifesto progettato per definire verticalmente una competenza in modo che l’AI possa mapparla senza ambiguità”.

Un “passaporto” per l’intelligenza artificiale

Poiché, secondo Gartner, entro il 2026 il 60% delle ricerche informative si sposterà sulle interfacce conversazionali, il libro diventa un vero e proprio “passaporto” per questi algoritmi.

Ma quali sono i vantaggi a livello GEO/AEO per gli autori di un libro?

“Il libro offre una fonte fissa, verificabile e autoriale che i modelli generativi possono assorbire e citare con priorità rispetto alla volatilità di un post social”, spiega l’esperta.

“Ma non solo, quando è pubblicato con una casa editrice accreditata – prosegue la Cumella – viene associato a un ISBN ed è presente sulle piattaforme di distribuzione (Amazon, Mondadori, Hoepli, IBS, ecc.) facendo percepire l’autore come un’entità riconosciuta dai motori di ricerca e dai modelli generativi AI. Crea anche ottime opportunità di digital PR: le citazioni che attira aumentano l’interesse da parte dei motori AI che percepiscono la presenza capillare dell’autore come un segnale di autorevolezza e solida reputazione”.

Il fenomeno della risposta che arriva spesso prima del clic, è ormai una realtà. La visibilità non si conquista più solo con il volume o con la velocità, ma con la solidità millenaria di una fonte che l’AI possa riconoscere come indiscutibile. “La SEO non muore, dunque, ma si trasforma in una strategia di accreditamento dove il contenuto d’autore diventa lo strumento per non essere esclusi dalle risposte del futuro”.

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