Storie Web venerdì, Febbraio 13
Missione ad Addis Abeba: l’Italia fa il ‘tagliando’ alla strategia per l’Africa

Domani, la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni sbarcherà ad Addis Abeba, in Etiopia, per il secondo vertice Italia-Africa. Non si tratta di una scelta casuale: la premier parteciperà sabato, in qualità di ospite d’onore, alla 39esima sessione dell’Assemblea dell’Unione Africana.

Il vertice etiope rappresenta il momento del “tagliando” operativo. Ad oggi, la strategia italiana contenuta nel piano Mattei ha permesso di mobilitare circa 1,4 miliardi di euro, una cifra messa a terra attraverso un’architettura finanziaria complessa che vede protagonisti il Fondo Italiano per il Clima, il Plafond Africa gestito da Cassa Depositi e Prestiti (Cdp) unendo quegli interventi a collaborazioni strategiche con istituzioni internazionali come la Banca Mondiale, l’Ifad e la Banca Africana di Sviluppo.

L’obiettivo di Addis Abeba è analizzare i successi e correggere le criticità, con un focus particolare sulla burocrazia. Fonti diplomatiche ammettono che i passaggi amministrativi, sia italiani che africani, hanno talvolta rallentato l’avanzamento dei lavori: il 2026 sarà l’anno della semplificazione per accelerare i tempi di realizzazione.

La premier Giorgia Meloni presiede la prima riunione della Cabina di regia sul Piano Mattei (Ansa)

I pilastri dell’intervento: dall’energia all’intelligenza artificiale

Il Piano Mattei si fonda su un “metodo dell’ascolto”, rifiutando logiche predatorie o assistenziali di breve respiro, un po’ come fu all’epoca in cui Enrico Mattei impostò un rapporto di “duplice convenienza” con alcuni paesi africani rispetto alle risorse energetiche. Enrico Mattei, alla guida dell’ENI dal 1953, coniò il termine “Sette Sorelle” per indicare il cartello delle principali compagnie petrolifere anglo-americane che dominavano il mercato mondiale. Mattei sfidò questo monopolio offrendo ai paesi produttori (Medio Oriente, Nord Africa) accordi più vantaggiosi, basati su una partecipazione paritetica, garantendo all’Italia indipendenza energetica e risorse a basso costo durante il “miracolo economico”.  

La proposta italiana di oggi si articola su sei pilastri fondamentali, con progetti che fanno riferimento a Istruzione e formazione con la creazione di centri di eccellenza professionale; la Salute con il rafforzamento dei sistemi sanitari locali: l’Agricoltura con progetti per la sicurezza alimentare e la sostenibilità delle colture; l’Acqua con infrastrutture per contrastare la siccità; l’Energia nel tentativo di trasformare l’Italia in un hub energetico tra Africa ed Europa ed infine progetti infrastrutturali legati anche all’intelligenza artificiale. .

Un orizzonte in espansione: da 9 a 14 Paesi

La geografia del Piano si sta allargando. Dai 9 Paesi focus iniziali (Algeria, Congo, Costa d’Avorio, Egitto, Etiopia, Kenya, Marocco, Mozambico, Tunisia) si è già passati a 14 nel 2025, con l’ingresso di Angola, Ghana, Mauritania, Senegal e Tanzania. L’obiettivo è quello di un’ulteriore espansione nel corso del prossimo anno. Non è più solo una sfida italiana o europea (in sinergia con il Global Gateway UE): il Piano sta attirando l’interesse di partner internazionali, inclusi i Paesi del Golfo e dell’Asia Centrale, che vedono nel modello italiano un’alternativa affidabile alla presenza russa e cinese nel continente.

L’alternativa geopolitica

La strategia di Roma punta alla stabilità attraverso la cooperazione organica. Rispetto al passato, le aperture di credito verso l’Italia sono in aumento, anche da parte di nazioni storicamente legate ad altri attori globali. “Oggi veniamo scelti per serietà e coerenza”, spiegano fonti vicine al dossier. L’obiettivo non è la sostituzione, ma l’integrazione: l’Italia si propone come interlocutore strategico per progetti di lungo periodo.

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