
«È una cosa molto irresponsabile da dire. Lo United ha tifosi da tutto il mondo: così stai ostracizzando i tuoi stessi sostenitori». Fuori dall’Old Trafford, alcuni tifosi del Manchester United reagiscono alle dichiarazioni del co-proprietario Jim Ratcliffe sull’immigrazione nel Regno Unito.
In un’intervista a Sky News, il miliardario britannico ha detto che il Paese «è stato colonizzato dagli immigrati», sostenendo che livelli elevati di immigrazione e il numero di persone che vivono di sussidi stiano danneggiando l’economia. «Non puoi avere un’economia con nove milioni di persone che vivono di sussidi e livelli così alti di immigrazione», ha dichiarato, aggiungendo che l’immigrazione «sta costando troppo». Le parole hanno scatenato critiche da parte di tifosi, politici e associazioni ampiamente riportate dai media britannici.
In seguito alle reazioni, Ratcliffe, fondatore del gruppo chimico Ineos e azionista di minoranza dello United con responsabilità sull’area sportiva, si è scusato correggendo parzialmente il tiro: «Mi dispiace che le mie parole abbiano offeso qualcuno nel Regno Unito e in Europa e abbiano suscitato preoccupazione, ma è importante affrontare il tema di un’immigrazione controllata e ben gestita che sostenga la crescita economica».
Il premier Keir Starmer ha definito i commenti «sbagliati» e ha avvertito che «giocano a favore di chi vuole dividere il Paese». La ministra delle Finanze Rachel Reeves li ha definiti «inaccettabili» e «disgustosi».
Negli ultimi anni, nel Regno Unito come in tutta Europa, il dibattito politico sull’immigrazione si è inasprito ed è diventato centrale, anche con la crescita del partito populista di destra Reform UK di Nigel Farage, citato nell’intervista a Sky News proprio quando Ratcliffe ha introdotto il tema della “colonizzazione” degli immigrati.
Tra i tifosi intervistati prevale la delusione. «Il Manchester United è sempre stato un club multietnico e multinazionale», dice il pensionato Mike Cassidy. «Il club andrà avanti comunque. È lui che si è fatto più male con queste parole».











