Storie Web martedì, Febbraio 10
Terremoto Epstein, il futuro di Starmer e l’impatto sul governo britannico

Londra – Keir Starmer è sopravvissuto alla giornata più pericolosa della sua carriera politica, ma il futuro del premier britannico resta incerto. Nel cruciale incontro con i deputati del partito ieri sera il leader laburista ha tirato fuori gli artigli, mostrandosi deciso a restare premier “per il bene del Paese” nonostante le critiche e le richieste di dimissioni. “Non ho mai perso una battaglia che ho combattuto”, ha dichiarato, guadagnandosi un’ovazione in piedi dei deputati, molti dei quali solo poche ore prima chiedevano la sua testa.

Le ricadute dello scandalo Epstein sulla politica e sulla casa reale britannica restano imprevedibili. Starmer è stato criticato per avere nominato ambasciatore a Washington Peter Mandelson, veterano del partito, pur sapendo della sua stretta amicizia con il finanziere pedofilo morto in carcere nel 2009. Il momento più pericoloso è stato ieri pomeriggio, quando il carismatico leader del partito laburista in Scozia, Anas Sarwar, ha apertamente chiesto le dimissioni di Starmer per i “troppi errori” commessi.

Il brutale messaggio di Sarwar ha avuto l’effetto opposto a quello inteso dal politico scozzese. Come ha spiegato stamani Ed Miliband, ex leader laburista e attuale ministro dell’Energia, “i deputati all’orlo del precipizio hanno guardato nell’abisso e hanno deciso di non fare il salto nel buio”. In altre parole, il Labour ha deciso di non seguire l’esempio dei Tories, noti “regicidi” e non cambiare leader in corsa. Il messaggio condiviso è che le divisioni interne non devono pregiudicare la “missione” del Governo di rilanciare la crescita economica e migliorare le condizioni di vita dei cittadini britannici dopo numerosi anni difficili.

Epstein, complice Ghislaine Maxwell si rifiuta di testimoniare

Le divisioni, messe da parte in un momento di crisi, però restano e la posizione del premier è tuttora precaria. Un deputato laburista ha detto che “se Starmer tutti i giorni fosse combattivo come era ieri sera il partito sarebbe più forte”. Messo alle strette, il premier – solitamente fin troppo cauto e misurato – ha mostrato una forza di carattere e determinazione che è stata apprezzata.

Le mine vaganti che potrebbero danneggiare la sua posizione sono diverse. La prima in ordine di tempo è l’elezione suppletiva di Gorton and Denton, vicino Manchester, da sempre roccaforte laburista che potrebbe passare a Reform, il partito populista guidato da Nigel Farage. Poi ci sono le elezioni regionali del 6 maggio, che secondo i sondaggi si prospettano disastrose per il Labour. E infine nuove rivelazioni sui rapporti con Epstein e la nomina di Mandelson potrebbero emergere nel corso dell’inchiesta della polizia, che sta esaminando tutti i documenti. Starmer resta un premier appeso a un filo.

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