Storie Web martedì, Febbraio 10
Glovo finisce sotto controllo giudiziario per il reato di caporalato

La società italiana di Glovo, Foodinho srl, finisce sotto controllo giudiziario, stabilito con un decreto d’urgenza dalla Procura di Milano, eseguito dai Carabinieri di Milano del Gruppo di tutela del lavoro. Il provvedimento, che dovrà essere convalidato da un gip, parla di «condizioni di sfruttamento» e un sistema che fa leva «sullo stato di bisogno dei lavoratori».

L’accusa per l’amministratore unico Pierre Miquel Oscar è di caporalato, così come per la stessa società.

Sotto la lente finiscono i riders, che operano sul territorio milanese e nazionale (il decreto riporta la cifra di 2mila persone a Milano e 40mila in tutta Italia) con una retribuzione in alcuni casi «inferiore fino al 76,95% rispetto alla soglia di povertà e inferiore fino all’81,62% rispetto alla contrattazione collettiva, somma che sicuramente non è proporzionata né alla qualità né alla quantità del lavoro prestato al fine di garantire un’esistenza libera e dignitosa e palesemente difforme dai contratti collettivi nazionali stipulati dalle organizzazioni sindacali più rappresentative a livello nazionale». Sotto accusa sono dunque i contratti firmati dal sindacato Ugl e da Assodelivery.

Il controllo giudiziario è uno strumento normativo che non blocca l’attività imprenditoriale. Il giudice nomina uno o più amministratori scelti tra esperti (dell’albo degli amministratori giudiziari), che affiancherà l’imprenditore nella gestione dell’azienda e autorizza allo svolgimento degli atti di amministrazione utili all’impresa, al fine di impedire che si verifichino situazioni di grave sfruttamento lavorativo.

Nel settore ci sono molti precedenti di richiesta di risarcimento in sede civile. Il caso principale, prima di questo, è stato quello di Uber, a cui è stato contestato il caporalato (con la richiesta di assunzione dei lavoratori). Il risultato è stato che Uber ha lasciato l’Italia.

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